Domenica d’altri tempi

Era dal 16 Settembre 2007, tanto tempo fa. Vinceva Valentino e vinceva la Ferrari di Raikkonen.

Oggi, finalmente, si è ripetuta la doppietta.

Gran Premio di Malesia. Ha vinto la Ferrari, quella guidata da Vettel, alla sua seconda gara con la Rossa di Maranello. Una gara fantastica, con il sorpasso in pista delle Mercedes e una strategia di gara perfetta. La macchina è tornata competitiva, lo dimostra il quarto posto di Raikkonen ottenuto dopo una pessima partenza e dopo che la solita sfortuna lo ha visto coinvolto in una foratura sul rettilineo principale subito dopo l’ingresso dei box, foratura che lo ha costretto a percorrere un giro di circa 5 Km con tre ruote e che lo ha relegato all’ultimo posto. Ma la caparbietà e la grinta del finlandese lo hanno spinto ad una gara di rimonta, raggiungendo appunto il quarto posto. Rimane il rimpianto di una possibile doppietta, ma i segnali sembrano incoraggianti.

Gran Premio del Qatar. Ha vinto Valentino. Ho visto solo gli ultimi 5 giri della gara. Cinque giri di combattimento puro, tra Valentino e Dovizioso. Sorpassi e contro-sorpassi, traiettorie e incroci impossibili. 5 giri osservati in apnea, con il cuore in gola ad ogni curva. Vince Valentino, dimostrando di essere davvero una leggenda vivente.

E’ stata una domenica d’altri tempi, sperando che quei tempi siano di nuovo tra noi.

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Si parte! GP d’Australia

Finalmente ci siamo! E’ ripartito il circus della F1 e finalmente si torna a vedere un po’ di rosso Ferrari nelle inquadrature e, soprattutto, sul podio.

Le Mercedes sono ancora  di un’altra categoria, il distacco finale è comunque alto: ma Vettel inizia a scaldare i cuori dei ferraristi, conduce una gara perfetta e guadagna un meritato terzo posto, davanti ad un Massa per nulla arrendevole. Anche Raikkonen, rallentato da una fase iniziale complicata, ha condotto una buona gara, molto veloce e aggressivo: purtroppo per un errore di fissaggio di un pneumatico al pit-stop è stato costretto al ritiro.

Segnali incoraggianti, dunque, anche se il lavoro da fare è molto. Ma meglio iniziare così piuttosto che masticare amaro come abbiamo fatto negli anni passati.

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Se voglio io…

“Se pagate come dico io, lavoro come dite voi. Se pagate come dite voi, lavoro come dico io”

(Cartello affisso in un negozio di un artigiano)

Se voglio io, indosso la polo con la pubblicità della mia azienda. Mi sembra più opportuno fare pubblicità all’azienda che mi fa lavorare piuttosto che farla alla Nike o all’Adidas alle quali pago molti soldi e che mi sfruttano per portare in giro il loro marchio. Obiettivo=+ lavora lei, + lavoro io. Se qualcuno mi impone di indossare la polo con il marchio per fare pubblicità, allora la questione non mi piace.

Se voglio io, partecipo attivamente alle comunità che mi interessano. Ho sempre pensato e sostenuto che la vitalità delle comunità scaturisce e si alimenta dagli interessi condivisi dei partecipanti. Se qualcuno mi obbliga a partecipare ad una comunità perché è un comandamento irrinunciabile, allora la questione non mi piace.

Se voglio io, pubblico tweet e condivisioni che riguardano il mio lavoro. Mi sembra opportuno promuovere prodotti e valori in cui credo. Se qualcuno mi impone di usare i miei profili personali per condividere sui social quello che mi indica lui, allora la questione non mi piace.

Se voglio io, uso gli strumenti social come dico io. Se mi viene imposto, allora la questione non mi piace.

 

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[The password saga] Il doppio passo

Qualche giorno fa è stata pubblicata la classifica delle password più scadenti dello scorso anno 2014 (cfr. http://bit.ly/badpassword2014)

Per ovviare a questa evidente debolezza umana, molti servizi online hanno iniziato ad offrire la possibilità di attivare l’autenticazione a due passaggi.

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La strategia cloud

Ossia: “Quando il server cade dalle nuvole.”

Era lì, defilato in penombra, non proprio nascosto ma abbastanza offuscato. E’ venuto fuori allo scoperto perché ci sono inciampato, altrimenti sarebbe rimasto in disparte per chissà quanto altro tempo.
Ve lo presento, si chiama “Problema della continuità operativa”.  Quando ancora avevamo i piedi , ehm pardon, i server per terra, era un problema affrontato solo da chi aveva molti soldi e una ragione molto valida per risolverlo. Ipotizzare che il proprio datacenter possa smettere di funzionare per un lungo periodo e affrontare la complessità e i costi che derivano dal volersi fornire una valida alternativa è (era) un lusso che si potevano permettere in pochi, dettato dalle eventuali maggiori perdite economiche e/o dalla legislazione. Inoltre era un fattore di rischio distribuito, essendo i datacenter pressoché mono-proprietari.

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