Un mesto arrivederci

keep-calm-and-good-luck-86Tecnicamente oggi è l’ultimo giorno di lavoro in IBM di alcuni colleghi, molti dei quali sono in realtà amici. La seconda procedura di mobillità nell’anno questa volta ha compreso anche loro, che da domani saranno disoccupati in attesa di pensione o, in alcuni casi, di un nuovo lavoro. Il feeling di questa separazione non è piacevole, anche perché sembra che la loro decisione sia stata presa puntando il minore dei mali e non certo la scelta migliore. Inoltre è evidente che siamo sempre più “governati”, sia in azienda sia nella realtà esterna, da persone che usano i fogli di calcolo per “comprendere” e “inquadrare” la realtà. Beh, a queste persone vorrei sottoporre una semplice riflessione: i fogli di calcolo hanno solo due dimensioni, le righe e le colonne; ne manca, a mio avviso, almeno una terza: la profondità. Capire cosa c’è dietro i numeri dovrebbe essere compito loro, ma non mi sembra si applichino adeguatamente in questa mansione. Capire che sono andate via persone il cui valore talvolta è inestimabile, quasi sempre è altissimo, dovrebbe essere un dovere di chi decide per valutarne anche le conseguenze. Ma sembra, almeno così appare, che il problema sia sempre di qualcun altro, di chi verrà dopo, di chi sarà chiamato a recuperare errori  che non sarebbero dovuti esistere.

A questo sentimento di tristezza si aggiunge anche la separazione dei colleghi e amici che saranno trasferiti in Lenovo a partire dal 1° Gennaio 2015. Un’ulteriore perdita in termini di persone e competenze che speriamo non abbia pesanti ripercussioni sul nostro lavoro.

A tutti loro, i dimissionari ed i trasferiti, auguro di cuore tutto il bene possibile. E’ un mesto arrivederci.

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Morte violenta di un medico della mutua

Una storiella, surreale come al solito, nata leggendo qualcosa di @massimochi.

È spuntata al volo e scritta di getto, spero non sia troppo pessima.

Angelo.

 

Morte violenta di un medico della mutua

1

Un folletto. Quella signora che rovistava nella borsa parlottando tra se, sembrava un folletto. Avrà avuto cent’anni, piegata in avanti come un rametto storto. Nel guardarla mi chiesi se un giorno sarei diventato così anch’io, dimenticando di non essere tanto lontano. Non sto divagando ispettore, credo sia importante dirle quali pensieri avevo in testa mentre aspettavo nella sala d’attesa. A proposito, lei hai mai avuto a che fare con loro? Per una visita medica intendo. Lei ispettore può permettersi ben altro. Comunque, avrà notato come non facciano molto per nascondere il loro disprezzo nei nostri confronti? Siamo tra noi ispettore, lasciamo da parte le ipocrisie, quelli ci disprezzano come un tempo i bianchi disprezzavano i negri, non è cosi? Lo si capisce dai loro sguardi, dalle parole e perfino dai gesti. E sono loro a incolpare noi di discriminazione! Comunque, quando venne il mio turno dovetti sorbire la solita ramanzina. Ogni volta sembrava che stesse parlando di una vecchia caldaia che non valeva la pena riparare. Mi diceva: “Non è qualcosa ad andar male, ma tutto. Vede signor Terzi, il corpo umano è un meccanismo complicato, fatto di una miriade di delicati sistemi collegati tra loro. E’ robusto e fragile allo stesso tempo e anche se è progettato per durare, lei ha fatto di tutto per accelerarne il deterioramento. Il tabacco ad esempio contiene piombo che negli anni si è depositato nei suoi vasi sanguigni ed ora potrebbe ostruirli causando un infarto. Le è chiaro?”. Non me ne fregava nulla del tabacco, né della mia salute, io quel giorno ero lì soprattutto per Davide. Ispettore, deve sapere che mio figlio Davide vinse una borsa di studio grazie al basket e fu una vera grazia, altrimenti non avrei potuto pagargli l’Università. È un atleta eccellente, un corpo asciutto e potente, muscoli scolpiti nell’ebano e non lo dico mica perché sono il padre. L’infermiera se lo mangiava con gli occhi e gli avrebbe spalancato le cosce se fossero stati soli. Davide era anche la mia rivincita. Pensavo tra me: “Avanti stronzo, vieni a dirmi qualcosa su Davide” e quello, con il tono annoiato di un notaio che deve leggere un atto, mi dice che mio figlio ha un tumore ai testicoli. Che cazzata. Non poteva essere vero, Davide ha solo diciannove anni. “È colpa dell’evoluzione.” mi dice con il sorriso sulle labbra bianche. E vaneggiò dicendo che il corpo umano diventa più fragile di generazione in generazione, mentre io piangevo come un minchione. Si lo so, lei ispettore avrà fatto delle ricerche su di me e le avranno detto che sono un tipo manesco e che sono venuto alle mani più volte. Ma mi lasci dire, sempre in situazioni che avrebbero infuriato chiunque. Un parcheggio rubato all’ultimo istante da un prepotente. Un barbone puzzolente che ti ritrovi in macchina o un pederasta che importuna qualcuno che conosci. Insomma cose così. Quando hai a che fare con quella feccia, le buone maniere non bastano mai. Si, ammetto anche d’essere più irascibile della media, ma non l’ho ucciso quel medico. È stato un dannato incidente, una combinazione di eventi che a volerlo fare di proposito non ci riusciresti mai. Gli urlai che godeva a vederci soffrire e che l’avrei denunciato. Senza battere ciglio, lui mi disse: “Suo figlio non giocherà mai più a basket e deve essere operato al più presto. Tuttavia, se vuole speculare sulle disgrazie di suo figlio faccia pure, tanto nessuno le riconoscerà mai nulla.”. Fu allora che lo spinsi. Si l’ho spinto. È stata una questione di un attimo, nemmeno il tempo di ragionare. Un momento di puro istinto. L’ho spinto con quanta forza avevo e quello cadendo inciampa in qualcosa, forse il tappetino, slitta all’indietro e sbatte la testa sul davanzale della finestra. Resto lì a vedere quel cranio aperto come un uovo e chiamo aiuto. Vuole sapere se sono contento che sia morto? So che vuole saperlo, lo leggo nei suoi occhi. Cazzo, si che sono contento! Ma questo non significa che avrei voluto ucciderlo. Lo giuro ispettore e lei deve credermi, non sono un assassino. Lei deve aiutarmi, mio figlio non ha altri che me.

 

2

 

-Mamma mia e che schifezza, Nello!? Tu il caffè proprio non sai cos’è. Intanto va servito in una tazzina bollente. Poi, se nel mescolare lo zucchero il caffè scivola dal cucchiaino senza resistenza, si capisce subito che è una ciofeca. Il tuo è sciacquatura. Che schifezza!-

L’ispettore Malagò allontanò la tazzina, si asciugò la bocca con una salvietta e chiese a Girolamo come andasse con la figlia.

-Male. Sai cos’ha avuto il coraggio di dirmi quella cretina? Che lei è contenta così. Quel porco la porta al mare, in qualche vecchia balera, le compra vestiti da due lire… E poi dicono che le donne maturano prima. Se tu vedessi quello stronzo, lo prenderesti a schiaffi al posto mio. E sai qual’è la cosa più sconcertante? Quante quattordicenni gli vanno dietro. Proprio non capisco se mia figlia è tonta o solo un po’ mignotta.-

-Falla parlare con Loredana e fallo subito. La conosci Loredana? È nei servizi sociali, è una tosta e io la conosco bene. Se vuoi organizzo io la cosa.-

-Si, magari. Avevo pensato anche io a lei, ma se organizzi tu l’incontro è meglio. Tua madre invece, come sta?-

-Ieri sono andato a prenderla al San Giovanni Addolorata. Le hanno sostituito la milza con una artificiale. Tutto a posto, nessuna complicazione. Eppure la cosa mi ha fatto riflettere. Ho l’impressione che ormai non si cerchi più di curare, tanto sono in grado di sostituire qualunque cosa, la mutua paga e molti interventi sono perfino in day hospital. È più semplice, più sicuro, meno costoso. E pensare che solo dieci anni fa nessuno avrebbe voluto un pezzo di plastica ed elettronica nel proprio corpo. Oggi invece, tutti vorrebbero un cuore artificiale anche se non ne hanno bisogno. Leggevo proprio ieri che sono stati capaci di collegare il cervello di una scimmia ad una macchina, ti rendi conto? D’altronde… Senti, hai conosciuto la Spinelli? Si, lei è la mia nuova vice. Non me l’hanno messa alle costole soltanto per controllare che lavoriamo secondo le regole, no questa volta è diverso, vogliono che lei prenda il mio posto. Le sono bastati pochi giorni per farsi odiare da tutti. E’ la prima volta che mi assegnano una donna. Se ti confido un cosa, mi giuri che non mi sputi in faccia? Mi sono trovato spesso ad immaginare di metterle una mano fra le cosce. Capisci? A te è mai successo?-

-Lo sai come la penso.-

-Si, lo so. Questa Spinelli… Sono preoccupato, anche se poi penso che mi manca poco per la pensione e allora… Allora saranno cazzi di qualcun altro.-

-I tempi stanno cambiando e stanno cambiando per tutti.- disse Girolamo con tono greve.

-I tempi sono già cambiati. Sai quel vecchio rincoglionito che ha ucciso un medico sportivo qualche giorno fa? Si chiama Terzi. La Spinelli si è messa di punta contro di lui. Questo idiota ha fatto una cazzata proprio nel momento peggiore, con questa storia delle discriminazioni razziali che monta di giorno in giorno, gonfiata a dovere da politici e giornalisti. Insomma, lo sai bene come funziona no? Terzi rischia una pena esemplare e se sarà proprio la Spinelli a spedirlo in carcere, questo caso diventerà uno spartiacque.-

-Quello che non capisco è se i nostri si stanno rendendo conto che avanti così perderemo tutti il posto.-

-Del mio posto non me ne frega niente.- rispose deciso Malagò. -Non lo so… È l’idea che saranno loro a guidare il dipartimento di Polizia a non piacermi. Non credo di essere un razzista, forse sono solo vecchio.-

-Aiutiamo Terzi?- disse Girolamo lasciando il giornale sul banco del bar.

-Ci avevo pensato. Ma servirebbe solo a rimandare la questione e poi questa Spinelli è davvero tosta.-

-Tosta o non tosta conta poco. E sono in molti a cercare l’occasione per darle dell’incompetente.-

-Credi davvero che abbia senso?- chiese Malagò dopo averci pensato su.

-Io credo di si.- rispose Girolamo senza esitazioni. -Forse la questione sarà solo rimandata, ma meglio tardi che oggi. E poi far passare la morte di quel medico sportivo per un incidente è una cosa semplice, abbiamo affrontato situazioni ben peggiori. Ci metto poco a fare un referto che scagioni Terzi. Il medico è caduto da solo e si è spaccato la testa.-

 

3

 

Lo sminatore automatico, grande come un bidone aspiratutto, aveva disinnescato facilmente la prima mina, ma aveva fatto esplodere la seconda perdendo due zampe dal fianco destro. Stordito dalla deflagrazione fece esplodere anche la terza mina e naturalmente, nonostante gli fossero rimaste solo un paio di zampe, non si fermò. Non era antropomorfo, al massimo assomigliava ad un granchio,  tuttavia l’aspetto ebbe un peso sulla questione, Malagò ne era certo. Infatti, sebbene fosse chiaro che quella macchina eseguisse ciecamente un programma predeterminato, quel trascinarsi come un animale ferito commosse il militare che corse a fermarlo prima che fosse tardi. Una dimostrazione della capacità, del tutto umana, di provare compassione per chiunque fosse in difficoltà.

-Allora? Ispettore Malagò è ancora con noi?- gli chiese la Spinelli.

I ricordi del documentario sui robot sminatori svanirono e Malagò tornò ad avvertire la presenza della Spinelli, come unghie affilate che grattano sulla schiena. Nonostante lei fosse subentrata da poco, gli aveva subito riconosciuto un’innata capacità nel rompere le palle. Del resto il precedente vice era stato passivo e inutile come una bambola gonfiabile bucata.

-Dio, quanto le persone amano aggirare le regole.- riprese la Spinelli. -Avendo la diabolica cura di scongiurare l’anarchia. Si perché al centro di tutto c’è il concetto di privilegio che deve essere appannaggio di pochi. E in questo gli Italiani sono maestri. Allora Malagò, vuole dirci come le è venuto in mente di fare una cosa simile? Voglio dire, le evidenze erano tali che non c’era modo di farla franca.-

In realtà, pensò Malagò, era riuscito ad aiutare persone in situazioni ben peggiori di quella di Terzi. Osservò per l’ennesima volta la testa del cadavere del medico sportivo steso sul lettino dell’obitorio, la spaccatura che dalla tempia arrivava alla nuca, l’orbita oculare vuota, l’occhio caduto all’interno del cranio per la depressione dovuta alle parti interne che avevano ceduto. Non era nemmeno di ultima generazione, di quelli che per legge avevano diritto ad una scatola nera. Sarebbe dovuto essere un gioco da ragazzi, se non fosse stato per quell’idiota di Terzi, ma in fondo Malagò pensò di meritarsi un epilogo in carcere. Spostò lo sguardo su Girolamo che sfogliava distrattamente una rivista ostacolato dalle manette ai polsi. Subito dopo che si venne a sapere che la Spinelli aveva provato la colpevolezza di Terzi, Girolamo gli disse: “Mi dispiace. Mi dispiace soprattutto per te, io in qualche modo ero pronto alle conseguenze. Certo se quel coglione di Terzi l’avesse raccontata tutta, ora non saremmo in questo guaio. Quello che mi secca è che una volta sola, mia moglie non riuscirà a stare dietro a Sara. Già me la vedo nostra figlia nel parcheggio sotto casa a fare un pompino a quel sessantenne vestito da idiota.”.

-Volevo solo aiutare Terzi. Era sconvolto dalla malattia del figlio.- disse Malagò quasi tra se.

-Beh non è così che lo ha aiutato. Era cosciente di ciò che rischiava?- gli chiese la Spinelli con espressione trionfante.

-Si. Certo che lo ero.-

-E ci sono stati altri precedenti del genere nella sua vita professionale?-

-No.- disse senza alcuna esitazione e senza lasciar trasparire alcun segno che potesse tradire quella spudorata menzogna, come solo una macchina avrebbe saputo fare.

-D’accordo. Facciamo una pausa. Prenda un caffè o un bicchiere d’acqua Malagò, lei è pallido.- disse raccogliendo alcuni fogli in una splendida cartellina in pelle.

-Ispettore lo vuole un caffè?- gli chiese con riverenza De Stefano.

-Si grazie. A proposito De Stefano, grazie anche per quel buono sconto. Che dici chiedo consiglio ad Esposito? Io di smartphone e diavolerie elettroniche non ne capisco nulla.-

-Certo Ispettore, Esposito è logorroico, un po’ minchione, ma sugli smartphone è il numero uno. Vado a prenderle il caffè.- rispose uscendo di buon passo.

Uscirono quasi tutti dalla stanza e per qualche minuto, Malagò rimase solo con la Spinelli.

-Le posso fare una domanda personale? Lei ha mai fatto sesso con un uomo?-

-Si.- rispose lei con espressione divertita.

-So che avete una perfetta riproduzione dell’apparato genitale, ma non ho capito se fingete di godere o se provate davvero piacere.-

-L’ultima volta non provai piacere e dovetti fingere. Feci sesso con quell’uomo solo per ottenere la sua confessione. Ma posso dirle che siamo in grado di provare un orgasmo, se ci sono le condizioni giuste.-

-Le condizioni giuste?- chiese perplesso.

-Sono convinta che un giorno capirà, ispettore.-

-Un momento, aspetti. E se fosse stato necessario per strapparmi una confessione, lei avrebbe fatto sesso anche con me?-

-Forse. Adesso devo andare, devo fare in modo che le diano il massimo della pena. A presto Malagò.-

-Ecco il caffè Dottò.- disse De Stefano entrando in stanza. -E non si preoccupi che le stiamo preparando una cella coi fiocchi. Giornale tutte le mattine, caffè, spremuta…-

Ma Malagò non pensava che a quell’idiota di Terzi che se non avesse sputato nel cranio del medico sportivo, non gli avrebbe precluso la possibilità per farsi la Spinelli.

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Un pomeriggio a Rieti

Sabato pomeriggio ho accompagnato mia figlia a Rieti per vedere la partita di calcio femminile tra le nazionali di Italia ed Ucraina valida per le qualificazioni ai campionati del mondo di calcio femminile Canada 2015.

 

E’ stata una bella esperienza, lei è anche stata scelta per accompagnare le calciatrici in campo con uno splendido completo ufficiale della Nazionale Italiana.  Alla fine della partita, vinta dalla nostra squadra per 2 a 1, le calciatrici sono uscite dai cancelli dello stadio e, con molta disponibilità, hanno posato per le foto e firmato autografi. Qui potete vedere Melania Gabbiadini, la sorella maggiore di Manolo Gabbiadini, attuale giocatore della Sampdoria.

20141025_Gabbiadini

 

 

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La versione italiana è qui…

Da ieri ho messo on-line il sito www.mariosebastiani.eu che ospita la versione in inglese di questo blog. Questo per ovviare un fastidiosissimo problema con i plug-in multilingua gratuiti che alla fine  obbligano a delle peripezie poco accettabili. Poiché è un blog amatoriale e non voglio spendere soldi per un plug-in a pagamento, ho deciso di separare fisicamente l’italiano dall’inglese.

Nei prossimi giorni provvederò a rimuovere i residui inglesi da questo sito.

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A me piace ridere

Abbiamo preso questa nuova consuetudine durante i mondiali: guardare la partita della nazionale e commentarla live in un hangout di Google+. E’ un modo piacevole e simpatico per stare insieme anche se si è in posti (e città) diverse, per fare battute e commenti come se si fosse tutti sullo stesso divano mentre invece capita che uno sta in albergo, l’altro è a casa, un altro al mare e chissà dove altro. Confesso che è un rito piuttosto divertente: ho amici simpatici e arguti, vengono fuori battute memorabili e io rido di gusto. A me piace ridere. Mi fa star meglio, mi aiuta a guardare in modo positivo in avanti piuttosto che fermarmi e guardare mestamente indietro. Mi piace ridere e desidero che questa mia caratteristica sia chiara, palese e che mi contraddistingua. Ieri sera è nata una discussione sul fatto che sia conveniente o meno dal punto di vista lavorativo utilizzare Twitter anche per “cazzeggiare” con gli amici (dove per “cazzeggiare” intendo fare battute e partecipare a conversazioni leggere senza scadere nella volgarità e nell’insulto).Per come la vedo io, Twitter è uno strumento “social” (fa figo dire così!) che mi rappresenta in una comunità estesa così per come sono durante tutto l’arco della giornata. Non ho mai inteso utilizzarlo unicamente per fini lavorativi, altrimenti forse avrei avuto una posizione diversa. Il mio account (@sebalinux per chi mi volesse cinguettare) è il mio placeholder in una galassia virtuale dove mi si può incontrare e si può interagire con me perché sono appassionato di Linux, perché tifo Juventus e Ferrari, perché mi piace ridere, perché sono un IBMer e mi occupo di tecnologia. Non ho una sola dimensione nella vita reale e questo viene rispecchiato nel mio profilo Twitter. Se qualcuno pensa che poiché mi piace ridere io perda in credibilità ed in professionalità… beh, devo dire che non sono d’accordo. E’ ovviamente un punto di vista soggettivo, ma ribadisco che il mio personale presupposto è quello di utilizzare Twitter in maniera trasversale per comunicare con gli amici, con chi condivide le mie stesse passioni e con chi è interessato al mio lavoro. Questo per utilizzare lo strumento in maniera attiva e personale. Se mai accadrà che mi venga “suggerito” un utilizzo di Twitter unicamente orientato all’ambito lavorativo… beh… ho già un nuovo account pronto :-) Voi che ne pensate??? (si potrebbe innestare un ulteriore ragionamento su come un utilizzo “imposto” di strumenti “social” sia una strategia perdente rispetto ad un utilizzo spontaneo che generalmente nasce per personale interesse e utilità… ma magari ne parliamo in un prossimo post!)

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