La competenza informatica obliqua

Secondo me, la competenza informatica non è mai abbastanza. Per chi fa il mio lavoro, è indispensabile e fondamentale e deve essere alimentata continuamente. Noto però dei cambiamenti rispetto al passato: in genere, agli albori, la competenza informatica era prettamente “verticale”, ossia ci si specializzava su di un prodotto e se ne imparavano vita morte e miracoli. Ciò era reso possibile sia dal numero “contenuto” di prodotti/soluzioni, sia dalla estrema “monolicità” dei Clienti che utilizzavano l’informatica per rispondere ad esigenze strettamente legate al core-business e basta. Il mondo si è però evoluto e le esigenze dei Clienti si sono iniziate ad allargare. E’ quindi scaturita la necessità di avere una competenza di tipo “orizzontale”, che potesse estendere le soluzioni e far interagire tra loro più applicazioni verticali. Infine un’ulteriore evoluzione: il mondo è diventato interconnesso, tecnologico, intelligente. Non sono più sufficienti i due modelli di competenza “orizzontale” e “verticale”: ne occorre uno “obliquo”, ossia uno che li raccolga entrambi per poter affrontare le sfide tecnologiche del domani. Il modello “obliquo” racchiude ed amplifica i due precedenti modelli: bisogna avere alcune forti competenze “verticali” con cui costruire delle fondamenta solide e alcune forti competenze “orizzontali” con cui costruire i “piani” . Il tutto tenuto insieme da competenze né troppo approfondite nè troppo superficiali su argomenti e aree di contorno: social, business analytics, cloud, security, etc etc…

Una cosa hanno in comune questi tre modelli di competenza: il tempo. E’ necessario molto tempo per formarli, molto studio e molte esperienze.  Spesso questo è totalmente ignorato o sottovalutato.

E voi, cosa ne pensate?

4 Comments

Filed under Lavoro

4 Responses to La competenza informatica obliqua

  1. Pingback: Mario's Blog » Blog Archive » Il futuro che saremmo dovuti essere o sul tempo e il suo utilizzo

  2. Pingback: Mario's Blog » Blog Archive » La conoscenza real-time

  3. Angelo

    Non so se son riuscito a pubblicare il tweet in reply, allora commento anche qui. Leggendo il tuo post (e quello di Max che hai citato) mi si son materializzate due considerazioni. La prima: è davvero questo (quello obliquo, immediato, essenziale) il modello di conoscnenza di cui abbiam bisogno al giorno d’oggi per confrontarci con il resto della società? La seconda: con la globalizzazione i “confini” della conoscenza (in termini quantitativi) si è estesa; in passato il “mondo” di cui si aveva notizia era quello dela comunità (spesso locale), si ricevevano/scambiavano nelle piazze del paese. Poi ….

  4. Pingback: La professionalità | Mario's Blog

Rispondi