Il futuro che saremmo dovuti essere o sul tempo e il suo utilizzo

Cosa sta succedendo oggi? come si è arrivati a questo punto? Penso siano domande che ognuno di noi si sta facendo più o meno consciamente avvertendo un piccolo brivido lungo la schiena…

Cominciamo dall’inizio: il tempo è denaro, come dicevano gli antichi, ma il tempo è finito, nel senso di limitato: una giornata più o meno ha 24 ore, un anno ha 365 giorni ecc ecc Quindi, il tempo a mia disposizione è limitato, quindi il denaro (che posso avere) è limitato; allora perché non “prenderne” un pò a te? a te che lavori con me o per me, a te che mi sei vicino, che sei il mio compagno, mio amico, mio nemico… allora il mio tempo diventa di più e anche il mio denaro. Ma è ancora troppo poco, troppo difficoltoso e poi siamo in età moderna, civile: gli schiavi non esistono più (forse). E allora perché non rubarlo a chi non può protestare, a chi non c’è ancora?? Certo non è stato semplice costruire e nascondere il meccanismo che ci ha permesso (a noi del mondo occidentale, il primo mondo) di vivere un eterno presente facile, spensierato, sempre in crescita ma senza troppa fatica, una grande folle festa. Una festa alimentata col sangue del terzo mondo, ma siccome non è più bastato, ci siamo ipotecati anche il futuro: lo abbiamo già usato il tempo, o il denaro, del futuro. Abbiamo rimandato il conto a lungo, ma il futuro è arrivato: qui e adesso.

Tornando nel nostro piccolo “tecnologico”, cosa è successo? o meglio cosa non è successo? io iniziai (n anni fa) partecipando a progetti ovvero a realizzazioni o trasformazioni di sistemi complessi e distribuiti; progetti difficili a volte quasi impossibili in cui il funzionamento del “tutto” era più importante del funzionamento della “parte”, in cui, quindi, non sarebbe bastato conoscere il prodotto o  conoscere solo il disegno finale del sistema, ma entrambi con conoscenze e competenze sia verticali che orizzontali (vedi anche il precedente post di Mario). Era un presente in salita, un presente per la costruzione di qualcosa, del futuro. La realtà, però, era ben diversa: i progetti erano solo un pezzo del quadro, piccolo, di élite e ostico, il resto era fatto di vendite di “pezzi” e di guadagni “facili”. I guadagni facili sarebbero dovuti essere a sostegno della costruzione del futuro, dei progetti e delle competenze per realizzarli. La miopia (vera o voluta) di chi poteva decidere  è di aver barattato il futuro più difficile con un presente facile ma effimero, il sistema complesso con i pezzi, la qualità con la velocità, la conoscenza con il guadagno immediato. E’ lo stesso meccanismo dell’eterno presente, della folle festa, del mordi e fuggi. E ora che i guadagni facili stanno finendo e le conoscenze non sono state sviluppate adeguatamente?

Corriamo ai ripari, anzi ai libri.

1 Comment

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One Response to Il futuro che saremmo dovuti essere o sul tempo e il suo utilizzo

  1. Innanzitutto grazie! Grazie per aver illustrato e condiviso con me la tua idea. Purtroppo non posso fare altro che concordare e ricordare quante volte abbiamo fatto insieme questi ragionamenti… E mi si rinnova il perenne interrogativo: se lo capiamo noi che abbiamo una visione limitata delle questioni, è mai possibile che non lo capisca gente che ha la visione totale ed è pagata fior di quattrini per gestire e assumersi le responsabilità delle scelte, non solo di quelle del presente ma anche per quelle che riguardano il futuro a media e lunga scadenza???

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