Eccomi qui :-)

Era un po’ che avevo promesso di contribuire alla conversazione/confronto su questo spazio virtuale messo a disposizione dal buon Mariuccio; come al solito pero’, preso  dalla frenesia quotidiana, dall’inseguimento alle cose da fare/gestire/sistemare, non trovavo 5 minuti di serenità mentale per farlo. Ebbene, oggi mi son “violentato” 😉

Riprendo il discorso delle informazioni e della conoscenza “obliqua” venuta fuori dall’incrocio di alcuni post pubblicati durante il week end qui e su “tit for tat” (http://massimochiriatti.nova100.ilsole24ore.com/2011/11/la-storia-%C3%A8-finita-ma-il-presente-ha-vinto.html).

La riflessione fatta mi porta una serie di quesiti e considerazioni, basate anche e soprattutto sull’osservazione (critica) di me stesso (in qualità di “test user”).

Credo che, nel tempo, si siano allargati i confini del “noto” e quindi anche della conoscenza; la globalizzazione ha portato il mondo a “portata di mano”, cose che accadono in un qualsiasi posto nel mondo, anche nel più remoto, sono alla portata e quindi, sentiamo l’esigenza di esserne al corrente. Nel passato (più o meno remoto), alla fine della giornata ci si recava nella piazza del paese (o in caso di agglomerati più estesi, nei punti di ritrovo)  per avere le “ultime notizie”, sapere cosa era successo “ai quattro angoli”; si ma gli “angoli” eran quelli della comunità locale (geograficamente)  oppure dei messaggi che arrivavan da “lontano” e quindi eran relative a tempo addietro (quindi remote in senso temporale). Pensate all’epoca romana ed alla diffusuone delle notizie nell’impero, ma anche una trentina di anni fa nel mondo che conosciamo (o che ricordiamo).

Oggi non è più cosi, il mondo è grande ma è “connesso”, la rincorsa non è per sapere le cose, ma per saperle (o darle) per primi, in tenpo reale!!
Mio padre che ha più di 70 anni, è interessato a cosa accade in Nuova Zelanda e sa esattamente dove si trova, ai suoi tempi probabilmente non spaeva dove fosse la Russia (dove i nostri morivan a migliaia) e che cosa essa esattamente fosse; incredibile no?
Da un lato la conoscenza, dall’altro la spasmodica (a volte) curiosità di sapere, e di sapere subito, ha portato ad una modfica sostanziale del modo in cui si accede alle notizie; solo una decina di anni fa si aspettava il prossimo TG, oppure ci si sintonizzava sulle onde radio nel caso di eventi “speciali”. Oggi, anche questi strumenti rischian di non esser più al passo con i tempi, sono un “riepilogo” dei fatti, un sommario di quanto accaduto. La TV si riempe di “dirette”, di collegamenti speciali/dedicati per avere una finestra sugli eventi in “real time” ed il popolo di internauti …..la TV non la guarda neanche più, la radio ….e che cose è?

Gli ultimi avvenimenti catastrofici hanno avuto come “veicolo”  Twitter; se vengo a conoscenza di una notizia e voglio saperne di più che faccio? Semplice, search in twitter (il fatastico # !) e via; e non solo per essere in “diretta”, ma anche perchè la fonte è variegata e spesso la cronaca la fa chi l’evento lo sta vivendo!! Ed io “vivo” virtualmente quell’esperienza in qualsiasi posto io mi trovi (purchè connesso). Un altro pianeta!!! e forse anche appartenente ad un’altra Galassia.

Questo è uno specchio “quantitativo”: sapere, non (necessariamente) capire; acquisire le informazioni, non analizzarele e valutarle. Tante informazioni (forse troppe) che è impossibile approfondire, non c’è il tempo …mentre le si legge ce ne sono già “n” altre, nuove, aggiornate, fresche, e allora?

Allora si vive di “flash”, di newsletter, feeds e sottoscrizioni varie. Se poi nasce l’esigenza e/o la  necessità di approfondire, di saperne di più ….si va nel contesto “qualitativo” dell’informazione. Ma questa, come direbbe il buon Lucarelli, è un altra storia e merita (se ci riesco) un altro post.

PS x Mario: giuro che ero partito con l’intenzione di fare un post breve e sintetico di “presentazione”, mi son fatto prendere la mano ;-)) Sorry!

4 Comments

Filed under Amici, Pensieri liberi

4 Responses to Eccomi qui :-)

  1. Intanto grazie!! di cuore per la partecipazione.

    Inizio dal fondo: non c’è problema per la lunghezza del post… anzi… se è lungo probabilmente contiene più concetti 🙂

    Uno spunto per il prossimo post: ci dobbiamo necessariamente affidare a strumenti esterni per “filtrare” ed “organizzare” le informazioni… ma chi ci assicura che il filtro è ben fatto e che non scarti qualcosa di interessante? E ancora: chi mi aiuta a strutturare in maniera diversa la mia conoscenza che finora si è basata su tradizioni di apprendimento millenarie?

  2. kilo965

    Beh, provo a rispondere alla seconda che forse trova una risposta “antropologica”. Ossia la specie (in questo caso quella umana) si evolve e si adatta all’ambiente (in questo caso virtuale) in cui si trova a vivere. Dimostrazione tangibile di questa evoluzione in corso sono le nuove generazioni. Osserva gli adolescenti, come acquisiscono le informazioni, come si confrontano, come interagiscono e come “si fanno un’idea” di qualcosa, qualcuno e qualsiasi avvenimento. Se poi ti capita di osservare un/a bimbo/bimba di 08-10 anni interagire con un qualsiasi dispositivo tecnoligico moderno, a capirai cosa vuol dire evoluzione della specie 😉 Resta invece il dubbio (a mio avviso la certezza) che di fatto deleghiamo ad altri il “filtraggio” delle informazioni (e spesso anche la loro aggregazione), ma temo che non abbiam scelta. Possiam solo sperare che, se uno scarto avviene, questi non sia “doloso” e “mirato” ma frutto dela fisioligica approssimazione di qualsiasi algoritmo; ma anche qui, certezze nessuna! Non è un bel finale, ma del resto quelli esiston solo nelle favole …o no?

  3. Diana

    Mi intrometto e aggiungo un paio di riflessioni. La prima ottimista, perchè se c’è il filtro doloso o almeno il tentativo di realizzarlo, questo va incontro agli stessi problemi degli utenti: non è efficace rispetto all’enorme quantità di informazioni che vengono postate, rimbalzate, riscritte e fatte proprie da centinaia (migliaia) di utenti. Altra questione è l’attendibilità delle notizie visto che ci sono anche nei social catene e bufale, ma qui la scrematura è in qualche modo effettuata dal basso. Insomma il vecchio “passaparola”, rivisto e supportato dalla tecnologia, è molto più potente e veloce rispetto a qualsiasi TV o radio. Sulla questione dell’adattamento “antropologico” sono molto meno positiva e ottimista; proprio osservando gli adolescenti e giovani, noto che se da una parte vanno molto più veloci di noi dall’altra hanno difficoltà nell’approfondire gli argomenti e sviluppare l’astrazione ed il ragionamento logico-matematico. Un vecchio guru informatico che ho avuto la fortuna di ascoltare diceva che l’apprendimento proveniente dal computer è molto più simile all’apprendistato degli artigiani quindi sviluppa la parte pratica del cervello, mentre per l’astrazione bisogna sempre ricorrere alla scrittura e ai vecchi libri. Forse davvero dovremo aspettare una modifica del DNA cioé l’evoluzione della specie per avere antrambi gli aspetti.

    • Angelo

      Beh, posso aprire un momento di autocritica (da genitore)?
      A mio avviso molto dell’equilibrio “mentale” che gli adolescenti di oggi e di domani hanno (ed avranno) dipende da noi genitori.
      Purtroppo con i ritmi frenetici odierni,”accompagnare” (fisicamente e psicologicamente) i figli nella loro crescita è cosa faticosa e per certi versi impresa epica, ma i risultati, sempre a mio avviso, sono molto gratificanti.
      Occorre ribaltare il paradigma con cui siam cresciuti noi: prima l’approccio naturale portava vs gli strumenti tradizionali (libri, scrittura etc) e solo più tardi (e non tutti) acqusivano la conoscenza (e la confidenza) con gli strumenti innovativi (PC, internet, consolle etc etc).
      Oggi è il contrario, i bimbi crescon in mezzo ad una miriade di tecnologia e, grazie alle loro grosse capacità di apprendimento (ed alla comodità che rappresentano anche per noi genitori), in pochissimo tempo ne acqusiscono confidenza e padronanza fino ad “inglobarle” nel loro stile di vita.
      Il nostro compito allora? Quello di “avvicinare” e far apprezzare alle giovanissime leve la cultura “vintage” (libri, teatro, scrittura ed attività annesse) ed integrare quindi quell’apprendimento logico-matematico necessario per non perdere l’astrazione. Compito arduo (e molto faticoso, lo dico per esperienza personale) ma non impossibile; forse anche (ma non solo) questo è la responsabilità che abbiamo come genitori.

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