Perchè preferisco Linux: un caso reale

Ieri, il giorno di S. Stefano, mi è capitato un fatto che ha rafforzato ulteriormente, come se ce ne fosse bisogno, la mia preferenza verso Linux e il mondo “Open”. Spesso ci piace pensare a motivi alti, nobili (che, per carità, ci sono e ci devono essere!), ma talvolta gli aspetti pratici sono importanti, anzi vitali.

Ecco i fatti: ieri mi ha chiamato al telefono un amico che ha sul proprio Thinkpad la piattaforma aziendale basata su Microsoft Windows e, in ottemperanza alla normativa di sicurezza del nostro datore di lavoro, l’intero disco cifrato con un prodotto ad-hoc. Tutto funzionava bene (a parte la lentezza, eh eh)  finché un bel giorno si è inceppato qualcosa nel meccanismo di sincronizzazione delle password e il mio amico, cambiando la password di Windows, ha praticamente rotto il giocattolo :-). Alla successiva ripartenza il programma di cifratura non ha più riconosciuto nessuna delle password (né l’attuale, né la precedente) e quindi era impossibile accedere ai dati contenuti nel disco.

Risultato: il mio amico, pur conoscendo la password e pur essendo il legittimo proprietario del contenuto del disco, è impossibilitato ad accederlo e quindi ora dovrà recarsi al supporto dove presumo implementeranno una procedura per decifrare il disco (tempo totale: min. 2 ore), per consentire un backup dei dati seguito da un fantastico format e re-installazione della piattaforma (tempo totale: min. 4 ore)

Aggiornamento di Gennaio 2012: l’operazione di decifratura del disco è durata 4 giorni.

Una cosa analoga è capitata ad un altro mio amico non più tardi di 2 settimane fa (sempre seguito al telefono): lui ha sul proprio Thinkpad la piattaforma aziendale basata su Linux e, in ottemperanza alla normativa di sicurezza del nostro datore di lavoro, l’intero disco cifrato con LUKS (Linux Unified Key Setup). A lui è successo che il disco ha iniziato a dare problemi (eh si, anche i dischi si rompono!) e quindi non riusciva a completare il processo di boot a causa di alcuni file corrotti. La soluzione è stata piuttosto semplice: siamo partiti con una chiavetta bootable con la piattaforma aziendale sopra, abbiamo montato il suo disco fisso fornendo la password per garantirci l’accesso alla partizione cifrata, abbiamo copiato tutti i suoi dati su un disco USB ed infine ha aperto una chiamata al supporto per la sostituzione del disco.

Risultato: il mio amico, conoscendo la password ed essendo il legittimo proprietario del contenuto del disco, ha potuto accederlo, salvarsi i suoi dati e quindi, una volta sostituito il disco e reinstallata la piattaforma (tempo totale: 2 ore) e ripristinati i suoi dati (tempo totale: 1 ora) ha potuto ricominciare a lavorare tranquillamente.

Morale: il tempo di ripristino in ambiente Linux è decisamente inferiore (la metà se non di meno). In ambito Linux è possibile accedere al contenuto del disco cifrato se hai la password, in Windows è un tantino più complicato (o meglio, non facilmente realizzabile con una chiavetta USB bootable). Le soluzioni “closed” dimostrano l’origne ed il perché del loro nome nelle situazioni d’emergenza.

 

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One Response to Perchè preferisco Linux: un caso reale

  1. Angelo

    Penso di poter intuire chi sia il “secondo” amico 🙂

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