L’anello debole della catena

Watson girava nervoso per la stanza, non riusciva a darsi pace. Come era potuto accadere? Aveva personalmente installato un ottimo antivirus, si era premurato di aggiornare almeno settimanalmente le signature di riconoscimento. Aveva inoltre preso altre precauzioni: un ottimo programma per intercettare e debellare trojan e affini e un bel firewall per bloccare fuori dal suo PC tutti gli accessi indesiderati. Eppure… il virus era lì, in bella mostra sul suo PC. E, beffa sulla beffa, faceva anche finta di essere un antivirus.

Holmes scattò in piedi dalla poltrona che fino a quel momento lo avvolgeva, esclamando il suo famoso: “Elementare, Watson!”. Gli occhi dell’amico brillarono di curiosità, mista ad ammirazione con una punta di amaro disprezzo per quel genio che trovava sempre la soluzione a tutto facendolo passare ogni volta per uno sciocco. “E, di grazia, Holmes, cosa avrei fatto per meritarmi questa disgrazia?” chiese Watson impaziente della risposta.

“Mio caro amico, l’utente è l’anello debole della catena“. “Io credo che lei abbia scrupolosamente seguito tutte le regole per una protezione tecnologica del suo computer: ha infatti installato l’antivirus, si è premunito di aggiornarlo costantemente, utilizza un programma per scovare i cavalli di troia e perfino un firewall per impedire accessi non autorizzati dall’esterno. Tutte protezioni che però cadono di fronte alla sua volontà di utente. Non è forse vero che la sera dello scorso lunedì una strana finestra le sia apparsa sul monitor avvisandola, in una forma bizzarra e quantomeno sospetta, di aver contratto una infezione virale? E non è forse vero che subito dopo sia apparsa una domanda subdola, non proprio comprensibile, che le richiedeva di eliminare quel virus? Ed infine, non è forse vero che lei ha accettato autorizzando quella strana finestra ad operare sul suo computer? Da quel momento il virus ha preso possesso del suo computer e ha provocato lo scempio che ora stiamo osservando”. Watson cadde e sprofondò nella poltrona. Questa volta il colpevole era lui.

Purtroppo la battaglia contro i virus non è affatto semplice. O si decide di utilizzare un sistema operativo pressochè immune (per costruzione e progettazione) ai virus o si è sempre sul piede di guerra. Eh già, non basta infatti l’antivirus. E’ necessaria una costante attenzione e sorveglianza da parte dell’utente del PC, specialmente se ha i privilegi di amministratore (sappiamo tutti che in Windows è praticamente la prassi lavorare con l’amministratore o con un utente con i medesimi privilegi).

Non tutti gli utenti hanno un grado di conoscenza e un’esperienza tale che gli consenta di essere pronti e reattivi anche di fronte ad un tranello del genere: un virus travestito da antivirus. In questo modo, il maledetto virus (di cui non ricordo il nome) si è impossessato non più di qualche giorno fa di un PC al cui capezzale mi sono ritrovato pressochè impotente, visto che il malefico untore impediva anche la più semplice delle operazioni. E’ stato necessario ripartire con un CD bootable con sopra l’antivirus aggiornato che ha lavorato per qualche ora con la speranza che sia riuscito a debellare il problema.

Domattina conoscerò il risultato, ma ho già pronto il piano B: se la disinfestazione non ha funzionato, installerò su quel computer una bella distribuzione Linux (la più adeguata alle capacità elaborative di quel PC). In questo modo chi lo utilizza potrà continuare a farlo tranquillamente per leggere la posta e navigare in Internet, senza la preoccupazione che qualche maledetto virus lo blocchi o, peggio, gli faccia perdere tutti i suoi dati.

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One Response to L’anello debole della catena

  1. Angelo

    Quello che in gergo si definisce “user error”!! Grazie Holmes 🙂

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