La complessità semplice

ovvero di come leggere il post di Massimo alle cinque di mattina mi faccia venire in mente strane idee…

Esistono molte “visioni” di cloud ma sono tutte accomunate da due forze che tendono in direzione opposta. Se la osserviamo dal punto di vista dell’utente finale, la caratteristica saliente è quella della semplicità: dispongo di un servizio via Web (o via App), lo raggiungo dal mio palmare o dal mio Pc, lo utilizzo e vivo meglio. Posso avere (quasi) tutto: dallo spazio storage al computer completo dove installare una mia applicazione, dal servizio di condivisione delle foto alla posta elettronica. Tutto lì, a portata di click.
Ciò che invece ci appare osservando la nuvola dal punto di vista del provider è sicuramente una maggiore complessità. Innanzitutto tecnologica ma anche, e soprattutto, culturale ed organizzativa. Dal punto di vista tecnologico sono molti gli aspetti da prendere in considerazione. L’aggiunta di alcune funzionalità (ad esempio il portale web self-service, l’accounting ed il billing) ha di fatto evoluto il concetto di infrastruttura IT dinamica nella nuova prospettiva cloud. Questa trasformazione presuppone che i precedenti passaggi evolutivi siano stati compiuti correttamente: quanto più consolidiamo in “pochi” server fisici, tanto più questi diventano vitali. Di conseguenza diventa vitale, e quindi indispensabile, il controllo assiduo e preciso del loro funzionamento, la trasformazione delle politiche di backup nonchè la ricerca, in caso di crescita che quasi sempre avviene in ambiti virtuali, di soluzioni di virtualizzazione migliori. Questo approccio culturale può realmente rendere la complessità semplice perchè, questo l’ho sempre pensato, le cose complesse sono in realtà un insieme di cose più semplici.

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