Open Document Format: perché “open” è meglio

Open Document Format
“Maledizione, non riesco neanche ad aprirlo questo file!” esclamò arrabbiato Alessandro osservando il pop-up che lo informava dell’impossibilità di editare la ricerca che suo figlio aveva iniziato a scrivere sul computer della scuola. “Dimmi, Giuseppe, come hai creato questo documento?”. Il bambino guardò timoroso il genitore e balbettò che aveva utilizzato Mincrozof Vuord 2015: tutti i computer dell’aula informatica avevano quello come programma di elaborazione testi e l’insegnante teneva le sue lezioni specificando a memoria quei menù e quei bottoni.

“Non è corretto!” pensò tra sé e sé Alessandro. “Perché la scuola, che dovrebbe insegnare ad usare lo strumento in maniera agnostica, insegna ed educa all’utilizzo di un programma costoso e proprietario? Forse il dirigente scolastico, o i suoi responsabili superiori, non sanno che esistono strumenti gratuiti ed aperti che permetterebbero l’insegnamento senza vincoli ad uno specifico prodotto?”. Mentre ragionava su questi temi, guardava il suo Mac impassibile in attesa di comandi.

“Vieni, Giuseppe, papà ti insegna ad usare un elaboratore di testi: non importa come si chiama, l’importante è che riusciamo a produrre un file che poi sarai in grado di utilizzare anche su altri computer Mac oppure Windows oppure Linux. Devi sapere che è importante il tuo contenuto, non il contenitore. A scuola ti hanno proposto un messaggio sbagliato: se per i tuoi documenti utilizzi un formato chiuso, sarai sempre costretto ad utilizzare lo stesso programma che hai utilizzato per crearlo. E noi non abbiamo i soldi per comprare una licenza di quel programma. Ed inoltre non voglio neanche essere vincolato ai nuovi formati proprietari incompatibili con quelli precedenti. Se invece ti avessero permesso di utilizzare un formato “aperto”, ossia con delle specifiche standard utilizzabile da tutti, avremmo potuto scegliere quale programma utilizzare noi sul nostro Mac e anche sul tuo PC con Windows. Il formato aperto permette la scelta, quello chiuso te la vieta.”. Avviò il programma e selezionò l’opzione per l’elaborazione dei testi. E si mise ad osservare il proprio figlio mentre trascriveva la sua ricerca, occupandosi del contenuto piuttosto che del contenitore.

 


L’adozione del formato OpenDocument suscita alcune considerazioni, sia di tipo etico sia di tipo economico.

Partiamo da un punto saldo: il formato OpenDocument è uno standard ISO (ISO/IEC 26300:2006 cfr Wikipedia). Il che vuol dire che è uno standard riconosciuto in tutto il mondo e a cui tutti possono fare riferimento. Ne consegue che tutte le implementazioni software che seguono le specifiche di questo standard sono automaticamente intercambiabili e quindi il formato è indipendente dal vendor.

Dietro la parola “open” c’è una possibilità di scelta. E questo assume un valore importante per il singolo e ancora più importante per la comunità. Pensiamo allo scambio delle informazioni, alla condivisione del sapere e della cultura. Con un formato chiuso queste opportunità sono limitate quando non impedite. Il fatto di poter scambiare documenti con gli altri senza obbligarli ad utilizzare uno specifico programma (fornitore) mi sembra un gesto di civiltà e rispetto. Se poi lo traguardiamo verso la Pubblica Amministrazione, penso sia assolutamente doveroso nei confronti dei cittadini rendere disponibili in modalità “open” le informazioni e i metodi di scambio delle medesime. Pertanto l’utilizzo di formati aperti abilita un maggiore interscambio, una maggiore possibilità di conoscere e di comprendere, la possibilità di scelta piuttosto che l’imposizione di un produttore. Se prendiamo come esempio la storiella che ho raccontato sopra, si può facilmente intuire come la scuola dovrebbe, a mio avviso, favorire questa strategia che:

  1. contiene e diminuisce i costi sia diretti (acquisto licenze e manutenzione) sia indiretti (le famiglie non devono acquistare quello specifico prodotto ma possono scegliere il prodotto più adatto alle loro esigenze, anche tra quelli gratuiti)
  2. focalizza l’insegnamento sulla tecnica di elaborazione dei testi, sulla tecnica di fruizione di un foglio di calcolo e non sui comandi specifici di un prodotto.

Sempre nell’ambito della Pubblica Amministrazione c’è un altro punto da tenere in considerazione: la longevità dei dati. Con un formato aperto, le cui specifiche sono pubbliche e standard, non corro molti pericoli che i miei dati diventino obsoleti a distanza di molti anni . Ho sempre la possibilità di avere il controllo totale, anche se il programma che li ha generati o con il quale sono stati manipolati non dovesse esistere più. Non è così, invece, per il formato proprietario. E’ vero, esistono sempre dei convertitori o degli emulatori, ma il passaggio non è lineare e non ho la certezza assoluta che i miei dati saranno leggibili anche a decenni di distanza.

Nell’ambito lavorativo è in atto una grande trasformazione. Le aziende stanno adottando modelli nuovi, differenti da quello tradizionale che vedeva la stessa azienda occuparsi dalla A alla Z di tutto ciò che serviva per la sua produzione. Ora alcuni passaggi sono delegati ad altri, per minori costi e maggiore efficienza. Inoltre siamo in piena era del Web 2.0, ossia di un Internet dove i contenuti sono costruiti in (larga) parte dagli utenti e non più dai produttori tradizionali. Questo approccio è favorito dall’adozione di formati “open” (provate un attimo a pensare ad esempio al WEB e al linguaggio HTML) e sempre più lo scambio di informazioni ha ed avrà un posto centrale nel nostro futuro. Molte aziende hanno già intrapreso questa strada e hanno scelto di utilizzare dei formati “open” per non legarsi ad un singolo fornitore ma per avere la possibilità di scelta anche in futuro. Anche nell’utilizzo interno si intravedono benefici diretti ed indiretti. I benefici diretti ed immediati derivano dalla riduzione dei costi e dalla standardizzazione, che favorisce la gestione ed il controllo sui dati. A questi possiamo aggiungere una sorta di “immortalità” dei dati (beneficio nel medio-lungo periodo), una maggiore sicurezza, derivante dalla natura “opensource” dei programmi e quindi una maggiore “trasparenza” in ciò che elaborano, una maggiore produttività causata dalla facilità di scambio delle informazioni.

1 Comment

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One Response to Open Document Format: perché “open” è meglio

  1. kilo965

    Finalmente ce l’abbiam fatta ;-))

    Bel post; inutile dire che concordo e condivido tutto quanto esposto.

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