Il fascino delle Olimpiadi

L’evento sportivo che si ripete ogni quattro anni ha un potere seduttivo considerevole: pensare che ci sono atleti di tutto il mondo che si sfidano in questo o quell’altro sport ha già di per se un interesse notevole, che mira anche ad esprimere l’eccellenza in quel particolare sport. A questo possiamo aggiungere la suggestione che ci offre ai nostri giorni la televisione. Ieri sera sono entrato in pizzeria per comprare la cena. Il titolare era comodamente seduto (non c’erano altri avventori) a guardare in TV la gara maschile di tiro con l’arco, gara nella quale la nazionale d’Italia stava disputando la finale insieme con gli Stati Uniti. . Abbiamo scambiato due pareri da bar (né io né lui conosciamo bene le regole, ma ci siamo ovviamente spacciati per esperti), ho preso la pizza e ho lasciato il locale proprio mentre era in corso l’ultima fase. Salgo in macchina e affannosamente accendo la radio alla ricerca di un canale che trasmetta in diretta la radiocronaca. Che pirla!, potevo rimanere 5 minuti a guardare la televisione. E così, mentre torno a casa, ascolto rapito che gli americani finiscono il loro turno a 218. Tira il primo nostro arciere e fa’ 9. Bene, siamo a 201. Si prepara il secondo, tira e… noooo, fa 8. Cacchio 209, ora serve un dieci… Ultimo arciere italiano, ultima freccia utile… Si prepara, prende la mira… scocca….. interminabili secondi di silenzio e….. “DIECIIIIII” un urlo liberatorio esplode dalla radio e racconta la prima medaglia d’oro per l’Italia a queste olimpiadi londinesi. Come ha scritto un mio amico su Twitter, “gli arcieri italiani trionfano nella terra di Robin Hood”. Tornato a casa, accendo la TV e scorro i dodici canali nei quali SKY trasmette tutti i giochi olimpici. Trovo quello dove è di scena il fioretto femminile. Come al solito mi travesto da esperto e mi metto a guardare. Si stanno affrontando due italiane, la Vezzali e la Errigo. Cavolo, capisco dopo poco che è la semifinale e chi la vince si giocherà l’oro. La Vezzali, la nostra portabandiera, lo meriterebbe ad-honoris, ma la regola è sempre la stessa: vinca il migliore. Stoccate, attacchi, colpo non valido, priorità. Scopro cose sconosciute e che, probabilmente, torneranno sconosciute tra poco per riscoprirle tra quattro anni. Vince l’Errigo, la Vezzali deve gareggiare per il 3 o 4 posto. Piange, è dispiaciuta. Sarebbe stato straordinario poter vincere il QUARTO (si, quarto!) oro consecutivo alle olimpiadi ma questa impresa non le è riuscita. Rientra poco dopo in pedana, affrontando un’atleta coreana. I telecronisti ricordano che questa coppia fu la protagonista della finale della stessa specialità alle olimpiadi precedenti, Pechino 2008. Davvero? Non me lo ricordavo per niente. Partono. Combattono. Si affrontano. Qualche decisione dubbia dell’arbitro unicamente a favore della coreana. Mancano 20 secondi al termine e la nostra portabandiera è praticamente battuta. Sotto di tre stoccate, vede sfumare anche l’ultima possibilità. E invece no, succede l’imprevedibile e l’insperabile. La nostra Vezzali attacca, non si lascia (ab)battere, accumula punti validi e all’ultimo secondo utile piazza il punto del pareggio. Un minuto ulteriore di combattimento per decidere chi vince. Un minuto in apnea, trascorso senza neanche sbattere le ciglia per paura di perdere il colpo vincente. Che arriva e che è dell’italiana. Medaglia di bronzo. Bravissima. Irresistibile. Fantastico recupero. Poi c’è la finale vera, quella per la medaglia d’oro. Si affrontano nuovamente due italiane. Vince la Di Francisca. Ma il podio è comunque tutto italiano. C’è solo la nostra bandiera a sventolare nella cerimonia di premiazione. Una soddisfazione niente male.

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