Quando le mail cadevano dalle nuvole

Avevo bisogno di trovare una email che sarebbe dovuta arrivare settimane fa, un controllo da niente che si è rivelato essere come cercare i pezzi di una macchinina della Lego, nella cameretta di tre ragazzini, dopo una festa di compleanno. Le ragioni di questa difficoltà sono state diverse:

  • ho più account di posta elettronica (per lavoro, per le cose amministrative, per i siti che rompono con le registrazion, per gli amici, per i nemici, una anonima per… perché non si sa ma, etc)
  • il flusso di email in arrivo è continuo (soprattutto per lo spam che ti trova sempre, come le zanzare di notte)
  • perché sono rimbambito

L’ultimo punto è anche il primo per importanza e per questo la email incriminata l’ho trovata dopo giorni. Il fatto è che la cercavo tra le nuvole, quando invece era piovuta per terra.

Qualche anno fa avevo un solo computer e il client di posta elettronica si prendeva le email dal server per tenerle solo per se, localmente. Allora mi sembrava una cosa sensata, sicura e in qualche modo ad (apparente) tutela della privacy. Certo i backup delle email sul computer li dimenticavo regolarmente (vedi ultimo punto della lista precedente), però andava bene. Oggi tra me e mia moglie ci sono in casa almeno cinque dispositivi, tra computer, smartphone e tablet e l’unico modo di leggere la posta da tutti è avere le email lassù, tra le nuvole. Il problema è che uno dei computer di casa continuava a prendersi le email dai servers e quindi quando veniva acceso faceva piazza pulita. La email che stavo cercando è dentro quel computer.

E se non volessi comunque tenere le email tra le nuvole, posto che oggi appare naturale e scontato? La gestione della posta sarebbe più complicata. Il computer non è il solo device per accedere ad Internet e forse non è più il principale, e poi sono cambiate le informazioni che teniamo nella rete, sono sempre più numerose, multimediali ed importanti. Quello che teniamo su Internet parla della nostra vita da più punti di vista, dal tempo libero agli aspetti amministrativi, sono le informazioni di cui abbiamo bisogno per prendere le decisioni e per questo abbiamo bisogno di averle disponibili sempre e ovunque. Non si può fare a meno della nuvola.

Un tempo però, nel passeggiare per Internet potevi cancellare le orme dietro di te, ora è ancora possibile? Oggi scomparire da Internet, una volta entrati dentro è affondati per bene nel web 2.0, non è così semplice e non si è neppure certi che la propria anima digitale non rimanga tra le nuvole a nostra insaputa. La questione è legata proprio all’identità digitale, sempre più importante, fino al giorno in cui esisteremo solo se sarà lei a testimoniarlo.

In fin dei conti non è detto che sia una cosa negativa e forse digitalizzare il mondo aiuterà perfino a rendere la vita più difficile a certi imbrogli. Sono i tempi che cambiano ed il cambiamento non mette timore solo agli incoscienti. Ma il giorno che avremo tutti un’identità digitale Internet sarà un immenso database dell’essere umano, dall’enorme potenziale. Siamo davvero pronti? Difficile dirlo, tra chi assicura il meglio nei mondi digitalizzati e chi preso dalla paranoia richiama visioni apocalittiche. Di certo non manca mai chi si dice subito pronto ad aiutarti, allora mi viene in mente la storiella che Nessuno racconta al pistolero Jack Beauregard e che faceva più o meno così.

Un uccellino caduto dal nido stava morendo di freddo e tanto fece per farsi sentire che riuscì a richiamare l’attenzione di una vacca. La vacca lo vide lì allo stremo delle forze e là! Gli fece piovere addosso una enorme e fumante margherita. L’uccellino non appena riuscì a tirar fuori la testa cominciò a pigolare, finché non si fermò un lupo. Il lupo vide l’uccellino nella cacca, lo afferrò delicatamente con i denti, lo pulì per bene e lo mangiò. Come disse alla fine del film il pistolero Beauregard, quando comprese la morale, non sempre chi ti mette nella cacca lo fa per il tuo male e non sempre chi ti tira fuori dalla cacca lo fa per il tuo bene.

2 Comments

Filed under cloud, Spunti di riflessione

2 Responses to Quando le mail cadevano dalle nuvole

  1. silvia

    Ho sempre creduto nelle nuvole…ma perchè volevo fuggire da terra, ora non c’è più speranza

    • Non c’è più speranza perché le nuvole ci avvolgono… Non si può tornare indietro… tutti usiamo la corrente per accendere le lampadine, nessuno di noi si sogna di tornare ai tempi delle candele 🙂

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