Opto ergo sum

Una storiella nata per caso durante le pause pranzo, camminando tra le strade dell’Eur. Non so se abbia un significato o una morale. Non serve ad esprimere una posizione su certi argomenti. Boh. Così com’è spuntata, l’ho scritta. Spero sia divertente.

Opto ergo sum

12:00

-Destinati a soccombere. Ecco cosa siamo. Dovremmo riflettere su quanto sta accadendo, sul significato di questa rivelazione. Non credi? Tu nemmeno mi ascolti.-
Alfredo si decise a guardare Serena che dal divano fissava un punto indefinito oltre la finestra, con gli occhi che colavano tristezza e malinconia. Quanto i suoi sentimenti fossero sinceri, non era mai facile capirlo.
-Aspettiamo almeno di avere la conferma.- le disse.
-Eh già. A te basta guardare la Borsa come se la cosa non ti riguardasse. Io invece, vorrei il telefono di Warhol per chiamare Dio e chiedere una spiegazione. Credo di averne il diritto. Insomma, decenni di evoluzione per scoprire che questo mondo non è adatto a noi?-
Entrò in stanza Carlo, con l’affanno di chi ha fatto le scale di corsa.
-Fuori è un delirio. La gente riempie le piazze.-
-A che ora il comunicato?- chiese Alfredo.
-Alle sedici. Le quotazioni in Borsa ormai sono precipitate. Avremo una catastrofe comunque.-
-Non disperare. Nelle catastrofi c’è sempre chi cade in piedi.-
Serena prese in braccio la gatta, si avvicinò ad Alfredo ed osservò disgustata lo schermo del tablet.
-Io lo so perché non sei preoccupato. Tu sai mescolarti tra le persone fingendo d’essere come gli altri, ma segretamente non rinneghi mai la tua indole barbara. Per te non sarà difficile accettare la verità, qualunque sia. Semplicemente ti adatterai alla nuova realtà. Sono quelli come te che non scompariranno mai.-
Strinse a se la gatta che miagolò per protesta ed indietreggiò come se avesse vicino dei mostri.
-Mio Dio, se penso ad un mondo popolato da persone come voi, ho voglia di morire. Ecco, adesso dovrò fare i mie esercizi, sento che i miei chakra si stanno bloccando. Sarà meglio che vada.-

13:00

-Io in casa sto sempre nudo. Si, vivo solo. Perché? Mah, è una sorta di liberazione. Voglio dire, ognuno ha le sue fissazioni. A me fa impazzire quando hai troppe cose in mano e ti intralci. Lo zaino, lo smartphone, i movimenti limitati, gli oggetti che ti cadono. E poi quelle situazioni claustrofobiche, incastrato in macchina con la cinta di sicurezza e devi uscire di corsa. Nella metro in mezzo a centinaia di persone, senza spazio vitale. Allora quando rientro in casa, la prima cosa che faccio è liberarmi delle cose e togliermi le scarpe. Poi ho cominciato a togliere anche i vestiti ed infine la biancheria. Stare nudo ti dà un profondo senso di libertà.-
Enza fissò il fratello e scoppiò a ridere. -Oddio, adesso non riuscirò a passare da te neanche per un caffè.-
-Attenzione che richiami ad atteggiamenti primitivi sono fuoriluogo oggi.- disse il marito di Enza, mentre si sforzava di bere la grappa goccia dopo goccia.
-Ecco! Io non volevo pensarci e tu subito a ricordarlo. Speriamo almeno che smentiranno tutto, non voglio nemmeno pensare alle conseguenze.- disse Enza agitando il ventaglio spagnolo che gli aveva regalato la figlia.
-Te l’ho ricordato?! Questa è una cosa vitale! Non si può mica non pensarci. E poi le conseguenze sono quelle che uno accetta.- rispose Aldo rinunciando per il momento alla grappa.
-E adesso?- chiese lei esterrefatta. -Che vorresti dire? Che tu fai come ti pare?-
-Ci sono alternative?- disse lui, cercando lo sguardo degli altri parenti seduti al tavolo. -E poi chi ci dice che tutte queste cose siano vere?-
Enza rimase senza parole. Ad Angelo si illuminarono gli occhi, mandò giù il bicchiere di “filo e ferro” e disse “Lo sai dove vogliono andare a parare questi? Quello grasso e bianco come la ricotta che sta sempre in televisione? Si. E quello è ateo. Siii, ti dico. Quello degli atei è il capo. Questi vogliono tornare al go-ve-r-no. Ma mica possono.-
-Ho capito chi dici. Non mi viene in mente il nome, ma ho capito.- disse Sandro.
-Nessuno li vota.- confermò Cesare.
-Per questo si sono inventati sta’ cosa.- riprese Angelo.
-Ma quando mai. Mica te le puoi inventare certe cose. E poi che ci guadagnano?- disse Mario.
-Questi oggi diventeranno indispensabili. E chi è indispensabile comanda.- riprese Aldo che oltre ad essere di fuori era diplomato, quindi sentenziava e gli altri annuivano. Tranne Enza che pensava “che deficiente” ed Oreste che avrebbe preferito essere sulla spiaggia, a passeggiare nudo.
-Io me ne frego di quello che diranno oggi.- disse Cesare.
-Si, anch’io. Ma non penso che sarà facile per tutti. Qualunque cosa diranno, ne uscirà un problema- concluse Mario.
-Va dove ti porta il cuore.- disse Oreste quasi tra se. -L’istinto non tradisce mai. Soffrivo il traffico, ho venduto la macchina e sto meglio. Non digerivo, ora mangio solo alimenti senza additivi e non ho più problemi. Ero nervoso, giro nudo per casa e mi sento libero. Non ascolterò quello che diranno oggi, tanto lascio tutto e parto per il Madagascar domani mattina.-
Ad Enza cascò di mano il ventaglio e solo dopo qualche secondo riuscì a dire “E lo dici così? Prendi e parti da solo?-
-Da solo no, vado con Erica.-
-Erica?-
-Una trans che ho conosciuto qualche mese fa.-
Enza quasi svenne, mentre gli altri sogghignavano. Aldo pensò “Un cachineri, c’avrei giurato”.
-Il mondo cambia, tutto potrebbe crollare e tu scappi in Madagascar, con una trans?- balbettò Enza.
-È quello che voglio, quello che sento. Io voglio essere felice e lì con Erica lo sarò. Poi magari mi stufo e torno. No. Forse tornare qui è da escludere.-

14:00

-Cosa accadrebbe, se dovessi scoprire che le tue più profonde convinzioni fossero sbagliate? Che tutto ciò in cui hai creduto fosse falso? Le probabilità di un crollo sono pressoché totali.-
Il presidente distolse lo sguardo dalla faccia piena e bianca del direttore del CERN, per nulla intimorito dalle sue parole. Aveva sempre trovato fastidioso l’atteggiamento freddo e distaccato di quell’uomo, tanto grasso quanto convinto di poter spiegare tutto. Era chiaramente ateo e non faceva nulla per nasconderlo.
-No, non credo sia questo il punto.- replicò il presidente. -Non stiamo sconfessando nulla. Abbiamo solo scoperto qualcosa che non sospettavamo o che inconsciamente temevamo. Ma il passato resta segnato dall’inconsapevolezza. No, noi non daremo alcun comunicato falso per nascondere questa situazione. Diremo la verità.-
-Una verità che potrebbe far morire milioni di persone.-
-Non c’è futuro senza verità.- disse cercando di convincere anche se stesso. -Le menzogne hanno ucciso molte più persone della verità ed io non passerò alla storia come quello che ha nascosto, a fin di bene, una cosa così terribile.-
-Lasci che le dica un’ultima cosa. La gente non ha affatto bisogno della verità. La gente vuole solo essere guidata e protetta.-
-Questo lo dice lei. Per lei sarebbe accettabile un mondo di giustizia come uno di ingiustizia, purché le regole siano rispettate. Ma non è la stessa cosa, noi abbiamo bisogno di giustizia. Oggi siamo quello che siamo per gli ideali che abbiamo scelto e non per altro. Troveremo una soluzione al problema e sa perché? Perché Dio non può non averla prevista, si tratta solo di trovarla.-
-Si, troveremo una soluzione, ma non subito. Per questo le dico che sarebbe meglio gestire la questione diversamente.-
-Lei deve solo sbrigarsi a trovare la soluzione.-
-Quindi la sua decisione è davvero definitiva? D’accordo. Spero solo che sappia ciò che fa.-

15:00

-Come hai fatto a comprarti il Nexus? Il modello più costoso, poi.- chiese Nico, sorridendo maliziosamente agli altri della combriccola.
-Un regalo.- rispose Alex senza scollare gli occhi dallo schermo che gli illuminava il viso segnato dall’acne.
-Un regalo?! E da chi? I tuoi non ti regalerebbero neppure un biglietto per la legione straniera.-
-Un ammiratore. Uno che non conoscete.-
-Ooohhh. Scommetto che Alex ha barattato qualcosa.- esclamò Nico applaudendo ed attirando l’attenzione di altre persone nel locale. -Non è così? Su che non c’è da vergognarsi.-
Alex spense il Nexus, si appoggiò con la schiena alla parete e sospirò.
-Lo volevo. E hai ragione, che male c’è? Ho avuto quello che volevo per soli quindici minuti del mio tempo.-
-Hai fatto bene.- disse Sara raccogliendosi i capelli rosso fiamma in una coda. -Come credi che abbia comprato la borsa di Louis Vuitton? L’importante è farlo con le persone giuste e nel modo giusto. Nessun rischio, nessun dolore.-
-Sacrosanto. Io poi, concedo solo la bocca.- disse Silvia.
-Bene, bene.- continuò Nico applaudendo. -E tu Alex che cosa hai barattato?-
-Lascia che ti dica. È tutto vero, con la persona giusta e nei modi giusti si può fare. Non sono mica andato in un autogrill come un drogato a cercare qualche camionista. È stata un’occasione capitata per caso, un amico di famiglia che il sabato pomeriggio mi dà ripetizioni d’inglese. E se va come dico io, tra poco avrò una moto.-
-Che gran culo! Con rispetto parlando, chiaramente.- esclamò Alex.
Alessia smise di torturarsi il lato della testa dove i capelli erano rasati e colorati con striature viola. Dovette trattenersi per non urlare e non sarebbe stata la prima volta. Si alzò ed uscì senza salutare. Nessuno la seguì, neanche Sara, e allora pensò “chissenefrega”. Non poteva continuare ad ascoltare quei discorsi, non quel giorno poi.
Le strade erano affollate da quelli che non aspettavano le sedici, seguendo dibattiti e tavole rotonde alla tv. Sulla parete di un palazzo qualcuno aveva scritto “vegano bastardo” con una bomboletta spray.
-Nonno chi sono i vegani?- chiese una bambina.
-Siamo noi. Ma è un nome che non si usa più e che non sentivo da tanto tempo.-
In via del Corso c’erano pecore, gatti, cani, galline e altri animali. Era il giorno dello scambio emotivo e la città era invasa da animali lasciati liberi. Alessia si chinò ad accarezzare un gatto, ne sentì il cuore battere sotto il soffice pelo bianco e sobbalzò al rumore di pneumatici che stridono sull’asfalto. C’era una macchina nella zona chiusa al traffico. Da una traversa spuntò una di quelle vecchie carrette che usavano gli agricoltori. Un’Ape con tre invasati sopra, con la faccia coperta da una bandana, che urlavano slogan contro il governo. Sbandarono e finirono su una pecora, schiacciandola contro una parete. Molti gridarono inorriditi. Alessia vide il nonno di prima coprire gli occhi della nipote con una mano. Il gruppetto di attivisti abbandonò il veicolo e si diede alla fuga prima che arrivassero i poliziotti. Un barbone si avvicinò per vedere ciò che era rimasto della pecora e con una mano raccolse del sangue dall’asfalto. Mostrò la mano ad Alessia, e ridendo le disse “Questa pecora era un’assassina. Oggi possiamo dire che è stata giustiziata? E noi che siamo come questa pecora? Cosa dovremmo fare, me lo dici tu che sai tutto?”.
Si leccò le dita poco prima che fosse afferrato da due poliziotti.

16:00

Gino e Carola erano ai bordi di piazza San Pietro. Farsi largo per arrivare al centro era impossibile, ma tanto lo schermo televisivo si vedeva anche da lì. Solo a pochi minuti dall’annuncio, Carola tirò fuori quello che si era tenuta dentro.
-Per anni ho creduto tante di quelle cose, tutte convinzioni che mi sono precipitate dentro dall’esterno e la fonte principale è stata mio padre. Non sai quanto ho fatto per lui. Ed ero felice che fosse orgoglioso di me. Peccato che non ero felice io. È stato difficilissimo rendersene conto e tentare di cambiare. Oggi non sbaglio meno di un tempo, ma faccio ciò che sento e sono felice comunque.-
-Stai cercando di dirmi qualcosa?- le chiese Gino.
-Solo che forse dovremmo sforzarci di capire le cose e non accettare ciecamente quello che ci dicono.- rispose lei.
-Che significa? A chi stai facendo riferimento? Allora, se parli del governo credi davvero che possano sbagliarsi? Stiamo parlando di evidenze tangibili, non di supposizioni.-
-Lo so, è solo che dalle evidenze possono nascere tante interpretazioni, non tutte vere o comunque adatte a noi. E poi, quelli del governo potrebbero perfino mentire.-
-No, non credo sia possibile. E comunque, io seguirò la nostra religione.- rispose distogliendo lo sguardo da lei, sperando che la discussione fosse conclusa.
-Quindi, se adesso dovessero confermare la scoperta, cosa faremo?- continuò Carola.
-Non devi aver paura. Vedrai che avranno pronta un’alternativa. Cibi sintetici. Se ne parla da tempo.-
-No. Sai bene che non è un’alternativa pronta, ci vorrà del tempo.-
-Allora siamo nelle mani di Dio. O ti accorgi solo oggi di non essere così credente? Dopo tutto quello che la nostra religione ha fatto per te.-
-Lo so.- disse Carola prendendo fiato. -Ma io amo troppo i miei figli, più della nostra religione. E se il governo dovesse confermare tutto, per me non cambietà nulla finché non avremo un’alternativa.-
-Beh io non posso. Si, il governo lascerà la gente libera di scegliere e non sarò io a condizionarti. Ma io non posso abbandonare la mia religione, devo seguire le mie convinzioni.- rispose Gino con un filo di voce, colpito dalla determinazione di Carola.
-Se sono davvero le tue convisioni. Io se avessi seguito le convinzioni di mio padre, non ti avrei dovuto sposare.-
Si abbracciarono prima dell’annuncio e si lasciarono subito dopo. Il presidente dell’ONU, dopo aver preso qualche centimetro di distanza dal corpulento direttore del CERN, confermò la recente scoperta. Anche le piante hanno un’anima.

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