A me piace ridere

Abbiamo preso questa nuova consuetudine durante i mondiali: guardare la partita della nazionale e commentarla live in un hangout di Google+. E’ un modo piacevole e simpatico per stare insieme anche se si è in posti (e città) diverse, per fare battute e commenti come se si fosse tutti sullo stesso divano mentre invece capita che uno sta in albergo, l’altro è a casa, un altro al mare e chissà dove altro. Confesso che è un rito piuttosto divertente: ho amici simpatici e arguti, vengono fuori battute memorabili e io rido di gusto. A me piace ridere. Mi fa star meglio, mi aiuta a guardare in modo positivo in avanti piuttosto che fermarmi e guardare mestamente indietro. Mi piace ridere e desidero che questa mia caratteristica sia chiara, palese e che mi contraddistingua. Ieri sera è nata una discussione sul fatto che sia conveniente o meno dal punto di vista lavorativo utilizzare Twitter anche per “cazzeggiare” con gli amici (dove per “cazzeggiare” intendo fare battute e partecipare a conversazioni leggere senza scadere nella volgarità e nell’insulto).Per come la vedo io, Twitter è uno strumento “social” (fa figo dire così!) che mi rappresenta in una comunità estesa così per come sono durante tutto l’arco della giornata. Non ho mai inteso utilizzarlo unicamente per fini lavorativi, altrimenti forse avrei avuto una posizione diversa. Il mio account (@sebalinux per chi mi volesse cinguettare) è il mio placeholder in una galassia virtuale dove mi si può incontrare e si può interagire con me perché sono appassionato di Linux, perché tifo Juventus e Ferrari, perché mi piace ridere, perché sono un IBMer e mi occupo di tecnologia. Non ho una sola dimensione nella vita reale e questo viene rispecchiato nel mio profilo Twitter. Se qualcuno pensa che poiché mi piace ridere io perda in credibilità ed in professionalità… beh, devo dire che non sono d’accordo. E’ ovviamente un punto di vista soggettivo, ma ribadisco che il mio personale presupposto è quello di utilizzare Twitter in maniera trasversale per comunicare con gli amici, con chi condivide le mie stesse passioni e con chi è interessato al mio lavoro. Questo per utilizzare lo strumento in maniera attiva e personale. Se mai accadrà che mi venga “suggerito” un utilizzo di Twitter unicamente orientato all’ambito lavorativo… beh… ho già un nuovo account pronto 🙂 Voi che ne pensate??? (si potrebbe innestare un ulteriore ragionamento su come un utilizzo “imposto” di strumenti “social” sia una strategia perdente rispetto ad un utilizzo spontaneo che generalmente nasce per personale interesse e utilità… ma magari ne parliamo in un prossimo post!)

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