Author Archives: bluepulsar971

About bluepulsar971

Angelo Littera @bluepulsar971 I love my family, music, books and cinema. I like technology and I am an IBMer. RTs are not endorsements; My opinions are my own. Rome, Italy

Morte violenta di un medico della mutua

Una storiella, surreale come al solito, nata leggendo qualcosa di @massimochi.

È spuntata al volo e scritta di getto, spero non sia troppo pessima.

Angelo.

 

Morte violenta di un medico della mutua

1

Un folletto. Quella signora che rovistava nella borsa parlottando tra se, sembrava un folletto. Avrà avuto cent’anni, piegata in avanti come un rametto storto. Nel guardarla mi chiesi se un giorno sarei diventato così anch’io, dimenticando di non essere tanto lontano. Non sto divagando ispettore, credo sia importante dirle quali pensieri avevo in testa mentre aspettavo nella sala d’attesa. A proposito, lei hai mai avuto a che fare con loro? Per una visita medica intendo. Lei ispettore può permettersi ben altro. Comunque, avrà notato come non facciano molto per nascondere il loro disprezzo nei nostri confronti? Siamo tra noi ispettore, lasciamo da parte le ipocrisie, quelli ci disprezzano come un tempo i bianchi disprezzavano i negri, non è cosi? Lo si capisce dai loro sguardi, dalle parole e perfino dai gesti. E sono loro a incolpare noi di discriminazione! Comunque, quando venne il mio turno dovetti sorbire la solita ramanzina. Ogni volta sembrava che stesse parlando di una vecchia caldaia che non valeva la pena riparare. Mi diceva: “Non è qualcosa ad andar male, ma tutto. Vede signor Terzi, il corpo umano è un meccanismo complicato, fatto di una miriade di delicati sistemi collegati tra loro. E’ robusto e fragile allo stesso tempo e anche se è progettato per durare, lei ha fatto di tutto per accelerarne il deterioramento. Il tabacco ad esempio contiene piombo che negli anni si è depositato nei suoi vasi sanguigni ed ora potrebbe ostruirli causando un infarto. Le è chiaro?”. Non me ne fregava nulla del tabacco, né della mia salute, io quel giorno ero lì soprattutto per Davide. Ispettore, deve sapere che mio figlio Davide vinse una borsa di studio grazie al basket e fu una vera grazia, altrimenti non avrei potuto pagargli l’Università. È un atleta eccellente, un corpo asciutto e potente, muscoli scolpiti nell’ebano e non lo dico mica perché sono il padre. L’infermiera se lo mangiava con gli occhi e gli avrebbe spalancato le cosce se fossero stati soli. Davide era anche la mia rivincita. Pensavo tra me: “Avanti stronzo, vieni a dirmi qualcosa su Davide” e quello, con il tono annoiato di un notaio che deve leggere un atto, mi dice che mio figlio ha un tumore ai testicoli. Che cazzata. Non poteva essere vero, Davide ha solo diciannove anni. “È colpa dell’evoluzione.” mi dice con il sorriso sulle labbra bianche. E vaneggiò dicendo che il corpo umano diventa più fragile di generazione in generazione, mentre io piangevo come un minchione. Si lo so, lei ispettore avrà fatto delle ricerche su di me e le avranno detto che sono un tipo manesco e che sono venuto alle mani più volte. Ma mi lasci dire, sempre in situazioni che avrebbero infuriato chiunque. Un parcheggio rubato all’ultimo istante da un prepotente. Un barbone puzzolente che ti ritrovi in macchina o un pederasta che importuna qualcuno che conosci. Insomma cose così. Quando hai a che fare con quella feccia, le buone maniere non bastano mai. Si, ammetto anche d’essere più irascibile della media, ma non l’ho ucciso quel medico. È stato un dannato incidente, una combinazione di eventi che a volerlo fare di proposito non ci riusciresti mai. Gli urlai che godeva a vederci soffrire e che l’avrei denunciato. Senza battere ciglio, lui mi disse: “Suo figlio non giocherà mai più a basket e deve essere operato al più presto. Tuttavia, se vuole speculare sulle disgrazie di suo figlio faccia pure, tanto nessuno le riconoscerà mai nulla.”. Fu allora che lo spinsi. Si l’ho spinto. È stata una questione di un attimo, nemmeno il tempo di ragionare. Un momento di puro istinto. L’ho spinto con quanta forza avevo e quello cadendo inciampa in qualcosa, forse il tappetino, slitta all’indietro e sbatte la testa sul davanzale della finestra. Resto lì a vedere quel cranio aperto come un uovo e chiamo aiuto. Vuole sapere se sono contento che sia morto? So che vuole saperlo, lo leggo nei suoi occhi. Cazzo, si che sono contento! Ma questo non significa che avrei voluto ucciderlo. Lo giuro ispettore e lei deve credermi, non sono un assassino. Lei deve aiutarmi, mio figlio non ha altri che me.

 

2

 

-Mamma mia e che schifezza, Nello!? Tu il caffè proprio non sai cos’è. Intanto va servito in una tazzina bollente. Poi, se nel mescolare lo zucchero il caffè scivola dal cucchiaino senza resistenza, si capisce subito che è una ciofeca. Il tuo è sciacquatura. Che schifezza!-

L’ispettore Malagò allontanò la tazzina, si asciugò la bocca con una salvietta e chiese a Girolamo come andasse con la figlia.

-Male. Sai cos’ha avuto il coraggio di dirmi quella cretina? Che lei è contenta così. Quel porco la porta al mare, in qualche vecchia balera, le compra vestiti da due lire… E poi dicono che le donne maturano prima. Se tu vedessi quello stronzo, lo prenderesti a schiaffi al posto mio. E sai qual’è la cosa più sconcertante? Quante quattordicenni gli vanno dietro. Proprio non capisco se mia figlia è tonta o solo un po’ mignotta.-

-Falla parlare con Loredana e fallo subito. La conosci Loredana? È nei servizi sociali, è una tosta e io la conosco bene. Se vuoi organizzo io la cosa.-

-Si, magari. Avevo pensato anche io a lei, ma se organizzi tu l’incontro è meglio. Tua madre invece, come sta?-

-Ieri sono andato a prenderla al San Giovanni Addolorata. Le hanno sostituito la milza con una artificiale. Tutto a posto, nessuna complicazione. Eppure la cosa mi ha fatto riflettere. Ho l’impressione che ormai non si cerchi più di curare, tanto sono in grado di sostituire qualunque cosa, la mutua paga e molti interventi sono perfino in day hospital. È più semplice, più sicuro, meno costoso. E pensare che solo dieci anni fa nessuno avrebbe voluto un pezzo di plastica ed elettronica nel proprio corpo. Oggi invece, tutti vorrebbero un cuore artificiale anche se non ne hanno bisogno. Leggevo proprio ieri che sono stati capaci di collegare il cervello di una scimmia ad una macchina, ti rendi conto? D’altronde… Senti, hai conosciuto la Spinelli? Si, lei è la mia nuova vice. Non me l’hanno messa alle costole soltanto per controllare che lavoriamo secondo le regole, no questa volta è diverso, vogliono che lei prenda il mio posto. Le sono bastati pochi giorni per farsi odiare da tutti. E’ la prima volta che mi assegnano una donna. Se ti confido un cosa, mi giuri che non mi sputi in faccia? Mi sono trovato spesso ad immaginare di metterle una mano fra le cosce. Capisci? A te è mai successo?-

-Lo sai come la penso.-

-Si, lo so. Questa Spinelli… Sono preoccupato, anche se poi penso che mi manca poco per la pensione e allora… Allora saranno cazzi di qualcun altro.-

-I tempi stanno cambiando e stanno cambiando per tutti.- disse Girolamo con tono greve.

-I tempi sono già cambiati. Sai quel vecchio rincoglionito che ha ucciso un medico sportivo qualche giorno fa? Si chiama Terzi. La Spinelli si è messa di punta contro di lui. Questo idiota ha fatto una cazzata proprio nel momento peggiore, con questa storia delle discriminazioni razziali che monta di giorno in giorno, gonfiata a dovere da politici e giornalisti. Insomma, lo sai bene come funziona no? Terzi rischia una pena esemplare e se sarà proprio la Spinelli a spedirlo in carcere, questo caso diventerà uno spartiacque.-

-Quello che non capisco è se i nostri si stanno rendendo conto che avanti così perderemo tutti il posto.-

-Del mio posto non me ne frega niente.- rispose deciso Malagò. -Non lo so… È l’idea che saranno loro a guidare il dipartimento di Polizia a non piacermi. Non credo di essere un razzista, forse sono solo vecchio.-

-Aiutiamo Terzi?- disse Girolamo lasciando il giornale sul banco del bar.

-Ci avevo pensato. Ma servirebbe solo a rimandare la questione e poi questa Spinelli è davvero tosta.-

-Tosta o non tosta conta poco. E sono in molti a cercare l’occasione per darle dell’incompetente.-

-Credi davvero che abbia senso?- chiese Malagò dopo averci pensato su.

-Io credo di si.- rispose Girolamo senza esitazioni. -Forse la questione sarà solo rimandata, ma meglio tardi che oggi. E poi far passare la morte di quel medico sportivo per un incidente è una cosa semplice, abbiamo affrontato situazioni ben peggiori. Ci metto poco a fare un referto che scagioni Terzi. Il medico è caduto da solo e si è spaccato la testa.-

 

3

 

Lo sminatore automatico, grande come un bidone aspiratutto, aveva disinnescato facilmente la prima mina, ma aveva fatto esplodere la seconda perdendo due zampe dal fianco destro. Stordito dalla deflagrazione fece esplodere anche la terza mina e naturalmente, nonostante gli fossero rimaste solo un paio di zampe, non si fermò. Non era antropomorfo, al massimo assomigliava ad un granchio,  tuttavia l’aspetto ebbe un peso sulla questione, Malagò ne era certo. Infatti, sebbene fosse chiaro che quella macchina eseguisse ciecamente un programma predeterminato, quel trascinarsi come un animale ferito commosse il militare che corse a fermarlo prima che fosse tardi. Una dimostrazione della capacità, del tutto umana, di provare compassione per chiunque fosse in difficoltà.

-Allora? Ispettore Malagò è ancora con noi?- gli chiese la Spinelli.

I ricordi del documentario sui robot sminatori svanirono e Malagò tornò ad avvertire la presenza della Spinelli, come unghie affilate che grattano sulla schiena. Nonostante lei fosse subentrata da poco, gli aveva subito riconosciuto un’innata capacità nel rompere le palle. Del resto il precedente vice era stato passivo e inutile come una bambola gonfiabile bucata.

-Dio, quanto le persone amano aggirare le regole.- riprese la Spinelli. -Avendo la diabolica cura di scongiurare l’anarchia. Si perché al centro di tutto c’è il concetto di privilegio che deve essere appannaggio di pochi. E in questo gli Italiani sono maestri. Allora Malagò, vuole dirci come le è venuto in mente di fare una cosa simile? Voglio dire, le evidenze erano tali che non c’era modo di farla franca.-

In realtà, pensò Malagò, era riuscito ad aiutare persone in situazioni ben peggiori di quella di Terzi. Osservò per l’ennesima volta la testa del cadavere del medico sportivo steso sul lettino dell’obitorio, la spaccatura che dalla tempia arrivava alla nuca, l’orbita oculare vuota, l’occhio caduto all’interno del cranio per la depressione dovuta alle parti interne che avevano ceduto. Non era nemmeno di ultima generazione, di quelli che per legge avevano diritto ad una scatola nera. Sarebbe dovuto essere un gioco da ragazzi, se non fosse stato per quell’idiota di Terzi, ma in fondo Malagò pensò di meritarsi un epilogo in carcere. Spostò lo sguardo su Girolamo che sfogliava distrattamente una rivista ostacolato dalle manette ai polsi. Subito dopo che si venne a sapere che la Spinelli aveva provato la colpevolezza di Terzi, Girolamo gli disse: “Mi dispiace. Mi dispiace soprattutto per te, io in qualche modo ero pronto alle conseguenze. Certo se quel coglione di Terzi l’avesse raccontata tutta, ora non saremmo in questo guaio. Quello che mi secca è che una volta sola, mia moglie non riuscirà a stare dietro a Sara. Già me la vedo nostra figlia nel parcheggio sotto casa a fare un pompino a quel sessantenne vestito da idiota.”.

-Volevo solo aiutare Terzi. Era sconvolto dalla malattia del figlio.- disse Malagò quasi tra se.

-Beh non è così che lo ha aiutato. Era cosciente di ciò che rischiava?- gli chiese la Spinelli con espressione trionfante.

-Si. Certo che lo ero.-

-E ci sono stati altri precedenti del genere nella sua vita professionale?-

-No.- disse senza alcuna esitazione e senza lasciar trasparire alcun segno che potesse tradire quella spudorata menzogna, come solo una macchina avrebbe saputo fare.

-D’accordo. Facciamo una pausa. Prenda un caffè o un bicchiere d’acqua Malagò, lei è pallido.- disse raccogliendo alcuni fogli in una splendida cartellina in pelle.

-Ispettore lo vuole un caffè?- gli chiese con riverenza De Stefano.

-Si grazie. A proposito De Stefano, grazie anche per quel buono sconto. Che dici chiedo consiglio ad Esposito? Io di smartphone e diavolerie elettroniche non ne capisco nulla.-

-Certo Ispettore, Esposito è logorroico, un po’ minchione, ma sugli smartphone è il numero uno. Vado a prenderle il caffè.- rispose uscendo di buon passo.

Uscirono quasi tutti dalla stanza e per qualche minuto, Malagò rimase solo con la Spinelli.

-Le posso fare una domanda personale? Lei ha mai fatto sesso con un uomo?-

-Si.- rispose lei con espressione divertita.

-So che avete una perfetta riproduzione dell’apparato genitale, ma non ho capito se fingete di godere o se provate davvero piacere.-

-L’ultima volta non provai piacere e dovetti fingere. Feci sesso con quell’uomo solo per ottenere la sua confessione. Ma posso dirle che siamo in grado di provare un orgasmo, se ci sono le condizioni giuste.-

-Le condizioni giuste?- chiese perplesso.

-Sono convinta che un giorno capirà, ispettore.-

-Un momento, aspetti. E se fosse stato necessario per strapparmi una confessione, lei avrebbe fatto sesso anche con me?-

-Forse. Adesso devo andare, devo fare in modo che le diano il massimo della pena. A presto Malagò.-

-Ecco il caffè Dottò.- disse De Stefano entrando in stanza. -E non si preoccupi che le stiamo preparando una cella coi fiocchi. Giornale tutte le mattine, caffè, spremuta…-

Ma Malagò non pensava che a quell’idiota di Terzi che se non avesse sputato nel cranio del medico sportivo, non gli avrebbe precluso la possibilità per farsi la Spinelli.

Leave a Comment

Filed under Senza categoria

Le formiche se ne sono andate

Una storiella surreale (al solito) scritta di getto 🙂
Le formiche se ne sono andate

1

-Davvero non la conosceva? Allora mi creda se le dico che è la più grande alchimia del secolo. Mescola un’infinità di ingredienti con un tocco di magia per darti qualcosa di unico ed eccezionale. Appena possibile mi sono registrato e ho fatto la mia richiesta. Ci sono voluti dieci giorni per avere la risposta e so che altri hanno atteso molto di più. Ma io avrei aspettato anche un anno. Il tempo non viene perso nella raccolta delle informazioni, quelle ormai sono alla portata di tutti. Il diffile è analizzare quella mole di dati senza dimenticare alcun particolare, perché in questo caso ogni sfumatura può essere fondamentale. Vede il loro algoritmo è qualcosa di soprannaturale, tanto complesso da valere la parola di Dio, questo dicono e questo cercavo. Scommetto che lei non sa cosa sia un algoritmo, vero? Facciamola semplice, analizzare miliardi di dati per dare una risposta perfetta richiede tempo. Qui non stiamo mica parlando di un trucco o di un espediente per farsi un po’ di pubblicità, l’inventore è quell’Eros Pragmatici che aveva fatto “Appuntamenti al buio”, almeno di questa avrà sentito parlare?-
Nel bar c’era un vecchietto addormentato con il bicchiere nella mano ed un tizio ipnotizzato dal videopoker. Il barista decise che era il momento di pulire la macchina del caffè e rispose ad Alessandro dicendo: “Prende qualcos’altro da bere?”.

2

-Sandra non è Sandra Bullock e nemmeno Sandra Dee. È una ragazzetta piccina e un po’ in carne, con i capelli lisci e sempre in disordine. Parla poco e pensandoci bene non so proprio che voce abbia. Non ha mai detto una sola parola. Intendiamoci, nemmeno io sono un modello, con il naso schiacciato e le lentiggini su tutta la faccia. Che siamo ben accoppiati è stata la prima cosa che le ho detto. Certo sono consapevole che citare cose come “l’amore guarda non con gli occhi ma con l’anima” o “l’amore non tramonta mai”, ti fanno passare per strambo o per un coglione con problemi inter-relazionali, se non peggio. E se all’inizio Sandra avrà pensato che il mio fosse un approccio stravagante per rimorchiarla, ora sospetto che possa ad avere qualche problemino al cerebro. Dal primo incontro infatti, ogni volta che mi vede arrivare ha sempre l’aria sconvolta, non dice nulla e si limita ad aumentare il passo, finché non può chiudersi in casa o da qualche altra parte. La vedo sempre con un’amica ed anche quest’ultima di normale ha ben poco, tutto fa pensare che siano delle sfigate e devo ammettere che qualche dubbio su Sandra l’ho avuto, ma solo perché non mi aspettavo che sarebbe stato tanto complicato. Il fatto che io non stia cercando una semplice scopata deve averla mandata in tilt, però sono convinto che abbia solo bisogno di tempo. In fin dei conti se l’avesse voluto, avrebbe potuto chiamare la polizia e farmi arrestare per stalking. Che non l’abbia fatto significherà pure qualcosa, no?-
Il vigile si asciugò la fronte, per quella che era l’ennesima domenica d’Agosto definita la più calda del secolo. Sistemò sul parabrezza la multa compilata in ogni minimo dettaglio e pensò a cosa rispondere ad Alessandro, decise per: “Non provi più a parcheggiare in questa zona e rimuova l’auto immediatamente.”.

3

-Cazzo! Non pensavo che sarebbe stato tanto difficile ed io che mi aspettavo che avrebbe colto l’occasione al volo, invece è una tipa maledettamente complessa e non so più cosa fare. Tu che sei il mio migliore amico, hai qualche idea da suggerire?-
La ragazza con la coda rossa sorrise, inclinò la testa all’indietro ed allargò le cosce più che poté. Tommaso si sforzò per distogliere gli occhi dal minislip arancione che s’intonava perfettamente con la pelle abbronzata, prese la pistola per tatuaggi e fece un leggero massaggio sulla pancia piatta e liscia della ragazza, quasi stesse stendendo una tela.
-Suggerimenti? Ringrazia il cielo di non essere in carcere. Avvicini una tipa e le dici che non sei interessato a scopare, ma che vuoi qualcosa di più e cominci a pedinarla tutti i giorni. Cosa credi che possa pensare? Che sei uno psicopatico. Ma perché non cerchi qualcuna o qualcuno con cui scopare ogni tanto e basta?-
-Bravo! Ecco il punto: non mi ha fatto arrestare.-
-Solo perché probabilmente è più incasinata di te.-
-Non siamo tutti uguali, lo sapevi? Questo appiattimento delle differenze sarà la rovina della nostra società. È come se riducessimo la biodiversità del nostro habitat, l’equilibrio naturale si disintegrerebbe. Come in quelle comunità chiuse, dove il patrimonio genetico s’indebolisce e si degenera.-
-Alessandro, ma perché non te ne vai affanculo?-
-Ci sono cose che fanno parte della natura umana e non si possono ignorare troppo a lungo, prima o poi torneranno a galla. L’amore è una di queste. Accadrà anche per te che tu ci creda o no. Averle parlato dell’importanza d’avere qualcuno a cui affidarsi ciecamente e con cui dividere momenti belli e brutti deve averla scossa, tutto qui. Piuttosto mi preoccupa l’ipotesi che Sandra possa essere lesbica. Cazzo, questo si che sarebbe un bel problema! Il sospetto mi è venuto quando sono riuscito ad entrarle in casa. Te l’avevo detto? No?! Questo è un passaggio fondamentale, ascolta. È successo poco tempo fa. Lei era con quella che ormai ho battezzato come la sua amica del cuore e spero proprio che non sia invece la compagna. Quella mattina potrei aver esagerato, le ho letto una poesia d’amore, sai “Ti adoro” di Charles Baudelaire? Ma che cazzo ne vuoi sapere tu di Baudelaire! Comunque dopo la poesia le dico: “Che faccio salgo?”, lei mi fissa come se avesse davanti un alieno con cinque occhi e non dice niente, io l’ho preso per un si. Vivono in tre in questo micragnoso appartamento che dovresti vedere e non ho capito se tra loro c’è qualche relazione. Il fatto che le altre due non mi rivolgono la parola e l’aver visto uno di quei giocattoli erotici da sfigati su un comodino, mi ha fatto pensare che Sandra potrebbe preferire le donne e questo spiegherebbe tante cose, ma è un’ipotesi impossibile. Però potrebbe essere bisessuale, questo andrebbe bene e la statistica mi viene incontro. Insomma devo fare qualcosa o impazzisco.-
Tommaso aveva anticipato la parte di disegno che finiva sul pube della ragazza e con la mano sinistra le teneva abbassato lo slip lasciando scoperto gran parte del monte di Venere.
-Senti ma perché non provi semplicemente a metterle il pisello tra le mani e vedere che effetto le fa?-
-La tua non è una cattiva idea. Non sto parlando di abbassarmi davvero le braghe e mostrarle il pene, ma devo fare qualcosa per scuoterla e farle capire che faccio sul serio. Qualcosa di radicale, ma non di così eccessivo da poterle scatenare una sindrome di Stoccolma… Perché mi guardi cosi? Ah dimenticavo che tu probabilmente non sai cosa sia la sindroma di Stoccolma. Secondo me, se tu dovessi perdere l’agenda elettronica non sapresti nemmeno tornare a casa. Comunque l’idea è di scuoterla, perché la giovane è innamorata e ha solo bisogno della classica goccia che faccia traboccare il vaso, e vincere quella paura d’affidarsi a qualcuno che la sociatà sta instillando goccia dopo goccia in ognuno di noi. Ora so cosa fare, mi sei stato di aiuto come al solito. Vuoi sapere a cosa sto pensando? Credo proprio di no. Ma presto sentirai parlare di me.-

4

-Dimmi quando ti è capitato di pensare d’essere in paradiso. Ricordi qualche momento? È una sensazione che si può provare sia con il corpo che con la mente. Beh con il corpo è una semplice questione chimica, molto facile da sperimentare, stiamo essenzialmente parlando di sesso, giusto? Con la testa invece la questione è diversa, devi trovarti in uno di quegli stati di grazia che a me fanno tanto pensare ad un’elastico senza tensione, libero di assumere la propria forma più naturale. Ecco, qualche giorno fa ho provato entrambi questi stati di grazia. Sai il vecchio casolare della zia? È sempre lì, abbandonato nella campagna, così mi sono deciso e l’ho sistemato per renderlo più piacevole ed accogliente. Poi ho rapito una donna e l’ho segregata nel casolare. Non sto scherzando. Si, detto così sembra da psicotici e non posso negare d’essermi comportato da maniaco, ma tecnicamente non è stato un vero e proprio rapimento. Sandra, così si chiama lei, si è lasciata rapire senza dire una parola o fare resistenza. Sapeva di non essere in pericolo e quando le ho preso il viso tra le mani e l’ho baciata, ha finalmente capito che non scherzo e che farei qualunque cosa per lei. Dopo aver fatto l’amore ho avuto finalmente la certezza d’esserci riuscito. Si cazzo! Ci sono riuscito. Ora al mondo c’è una coppia d’amanti, l’avresti mai detto? E ce ne saranno molte altre in futuro. Non ci credi?-
Il vecchio Augusto alzò gli occhi dal terreno, si sistemò meglio sulla panchina di legno dipinta di verde e puntò lo sguardo oltre la collina, dove non c’era altro che cielo.
-Non ci sono, vero? Controlla pure, non ce n’è più neanche una. Sapevi che le formiche possono resistere ad un attacco nucleare? Qui un tempo le formiche avevano un promontorio dal quale dominavano l’intero parco. Sono esseri precognitivi ed avevano previsto il cambiamento, così hanno anticipato i tempi e se ne sono andate. Capisci?-
-Non molto nonno, ma questa storia delle formiche che scappano me l’avrai detta un’infinita di volte. Non so se stai cercando di dirmi qualcosa, ma dobbiamo rientrare perché tu devi cenare ed io ho un cazzo di problema da risolvere. Ho scoperto che Sandra non dice mai una parola perché è muta. So che non te ne frega nulla, ma per me è il classico dramma che capita sul più bello. Sono ottimista però e sono convinto che ci sia una spiegazione. Non può essere diversamente. Non può andar male adesso che tutto sembra perfetto.-

5

-Cazzo! È sicuramente muta. Non è la timidezza a farla parlare poco e a godere ansimando. Le è finita dell’acqua bollente sulla mano e non dico che avrebbe dovuto bestemmiare tutti i Santi, ma almeno un urlo o gridare “porca troia” si! Insomma è muta, ne sono certo, non c’è dubbio. E adesso che faccio? Sai che significa? Non riesco a credere che possa esserci stato un errore, così ho passato l’intera notte a pensare su cosa fare e questa mattina ho avuto l’intuizione giusta. Passeggiavo per il parco riflettendo su quanto fosse stronzo il destino, quando vedo un freakkettone vestito con pantaloni neri di stoffa leggera, con il cavallo all’altezza delle ginocchia e gli orli stretti alla caviglia. Aveva una maglietta nera con il logo di “V for Vendetta” sulla schiena e la maschera di Guy Fawkes davanti. Una faccia tonda tonda e occhi da pesce lesso, per non parlare del modo di camminare che non so quanto fosse assurdamente voluto o dovuto per via del cavallo basso dei pantaloni. Non l’avevo mai visto prima e scopro che si tratta proprio di Eros Pragmatici. E poi qualcuno dubita ancora dell’esistenza del destino. Insomma, in una villa ai limiti del raccordo a due passi da casa mia, vive proprio Eros Pragmatici. Chi più di lui potrebbe spiegarmi che cazzo stia accadendo? E siccome sono diventato bravo con i sequestri di persona, ho pensato che potrei indossare una maschera con un pene al posto del naso, una bombetta nera e fare una bella visita all’inventore di Eros. Del resto non potrei semplicemente chiedergli delle spiegazioni, il nostro amico non sarebbe certo entusiasta di scoprire che la sua applicazione commette degli errori grossolani.-
Il vecchietto mandò giù l’ultimo sorso di vino rosso che alle dieci di mattina non si addiceva molto con il niente che aveva mangiato.
-Dico che è una stronzata, ragazzo. Adesso me ne compri un’altra?-
-Prima devi dirmi perché sarebbe una stronzata.-
-E’ tutta una stronzata, ragazzo, tutto questo casino che stai combinando. Io non riesco nemmeno a seguirti, mi fai incasinare il cerebro. Se il problema non è scopare, ma perché non ti droghi come fanno tutti gli altri?-
-Ok, lascia stare. Ma il vino non te lo compro lo stesso. Cazzo cadendo in quell’enorme stomaco vuoto da porco, invece che bere sembrava che tu stessi tirando lo sciaquone. Perché non mangi qualcosa? Ti compro un panino? Non te ne frega niente della salute?-
-Salute?! Senti ragazzo, io faccio il vagabondo per scelta e proprio per non rompermi i coglioni a dover sentire queste cazzate. Me la compri o no un’altra bottiglia? Perché adesso ci starebbe bene un bianco. Ma non troppo freddo, sono delicato.-

6

Eros Pragmatici fissò la foto di Sandra e poi il volto teso di Alessandro che era seduto con il bastone in mano e l’espressione di chi si aspetta una rivelazione importante e non ha nessuna voglia d’essere deluso.
-Non è male. Non sarà mai una modella ma è fascinosa. Forse se si stirasse quei capelli e sorridesse. Ne ho conosciute anchio di donne che sembrano avere sempre una scopa nel culo. Io la chiamo “psicosi del non sapere quel che cazzo vuoi dalla vita”.-
-Non è questo il problema e lo sai.-
-Senti ma che posso dirti? Secondo me non è muta.-
-Stai scherzando? Dimmi qualcosa che abbia un senso o una scopa nel culo te la infilo io.-
-Ascolta: la cartella clinica dice che lei non è muta e quindi, al massimo, devono aver sbagliato quelli dell’ASL ed io non c’entro un cazzo. E poi non è mica questa la cosa più strana.-
-Che vuoi dire? Perché quella faccia? Avanti parla o ti infilo questo nel culo senza lubrificante.-
-C’è una terza persona che ha visto i vostri profili. Sia il tuo che quello di lei. Strano vero? Sembra uno di quei thriller che ti intrecciano le sinapsi.-
-No, non è possibile.-
-Lo so anch’io, eppure questa Anna deve aver trovato il modo di fregare il mio sistema di sicurezza. Oppure ha tagliato un dito a Sandra. Sei sicuro che lei abbia tutte e dieci le dita?-
-Non dire cazzate e comincia a studiare quei dati, ti conviene capire che cazzo sia successo, voglio essere certo che sia Sandra la mia anima gemella.-
-Te lo spiego io cosa sta accadendo.-
Alessandro si girò di scatto e vide Sandra puntargli addosso una pistola. Ma poi gli venne in mente che Sandra è muta. La Sandra che aveva davanti aveva i capelli curati, una di quelle messe in piega che sanno fare solo le parrucchiere, ed anche il vestito non era male. Aveva le gambe leggermente divaricate e la pistola impugnata con entrambe le mani, neanche il minimo tremore, sembrava una poliziotta che tiene sotto tiro due tossici pericolosi.
-Sono io Anna, la sorella di Sandra. E tu sei un uomo morto.-
-Te l’avevo detto che qui mi si intrecciano le sinapsi. Due fottute gemelle con le stesse impronte digitali, ecco perché ha potuto vedere i vostri profili.-
-Idiota, non hai capito niente.- disse Alessandro.
-Ti sei divertito a riempirle la testa di tutte quelle balle sull’amore ed il destino, e l’abbandonarsi l’uno all’altra e dividere dolori e piaceri, e vaffanculo! E ora vorresti piantarla solo perché un’applicazione per incontri si è sbagliata? Lo sapevo che le avresti fatto del male, lo sapevo e le avevo detto di stare lontana da te. Ed adesso stronzo ti brucio il cervello. Anzi ti spacco in due quel cuore bugiardo come la vita.-
-Aspetta aspetta! Io volevo soltanto avere la certezza d’aver trovato l’anima gemella. Non mi sarei mai preso gioco di Sandra. Ma se dovesse esserci stato un errore, la mia felicità sarebbe altrove ed io devo trovarla. Capisci?-
-Davvero? Povero. Capisco che sei un egoista, fulminato nel cerebro, al quale non interessa un cazzo d’aver rovinato l’anima di mia sorella fino ad incasinarla ancora di più. Sai allora cosa c’è? Cercala all’inferno la tua anima gemella.-
Se non l’hai mai sentito da vicino, il rumore della deflagrazione è davvero forte e se si spara dentro un salone vuoto, allora l’esplosione rimbomba e diventa assordante. Fa impressione vedere da vicino anche l’effetto di una pallattola che passa da parte a parte la cassa toracica di una persona. Fece uno strano effetto anche su Anna che lasciò cadere la pistola, si portò le mani ai capelli e si precipitò su Alessandro che si chiese se il destino avesse previsto quel finale. Eros raccolse la pistola e tremando come una lavatrice la puntò verso i due, poi alzò gli occhi al cielo e gridò.
-Fottuta miseria! Adesso ci sono le mie impronte digitali sulla pistola. No, un momento… la webcam di sicurezza sta registrando tutto. Cazzo sono salvo! Anzi ora chiamo subito l’ambulanza e non si dica mai che possa essere incriminato per omissione di soccorso. Che sia lodato l’allarme Beghelli, cazzo come sono contento, me la sono vista davvero brutta. E voi due amici miei, voi due siete davvero allucinati ed allucinanti. Questa storia devo postarla sul blog di Eros prima di adesso, voi siete d’accordo vero? Avevi ragione a dire che non ho capito nulla, lo sparo mi ha aperto le sinapsi ed ho ragionato. I gemelli nonsense hanno le stesse impronte digitali. Il fatto è che non esiste nessuna Anna, perché la nostra tipa soffre di quella che chiamano schizofrenia schizoide, tanto da essere in cura da un analizzatore di cervelli che le ha perfino suggerito di registrarsi su Eros come terapia. È tutto vero. È tutto nella meravigliosa e sterminata rete, e la cosa più fantastica è che la mia applicazione non ha sbagliato nulla. L’applicazione ha valutato lo sdoppiamento del cerebro in istanze multiple ed ha indicato come tua anima gemella Sandra. Si può discutere sul fatto che tra le due abbia scelto proprio la personalità più incartocciata oltre che muta, ma l’applicazione non ha sbagliato nemmeno lasciando che Anna potesse accedere ai vostri profili. Alessandro: la tua anima gemella è definitivamente Sandra, il caso è chiuso. Oddio questa cosa è fantastica e su tu mi muori qui, proprio ora, mi sa che il post sul blog mi diventa virale. Posso riprendervi? Ah no che cazzo dico, la webcam sta già riprendendo tutto. Questo è il mio giorno fortunato.-
A giudicare dall’espressione confusa, dalle lacrime e dal fatto che non riuscisse più a dire una parola, doveva esserci stato un cambio e a tenere la testa di Alessandro era Sandra. Alessandro alzò la mano completamente riverniciata di rosso e sentendo le forze scivolare via, come quando svenne dopo tre ore di sauna, disse: -Eros non sbaglia.Non sarebbe stato fantastico vivere insieme? Cazzo però!-

Leave a Comment

Filed under Senza categoria

Opto ergo sum

Una storiella nata per caso durante le pause pranzo, camminando tra le strade dell’Eur. Non so se abbia un significato o una morale. Non serve ad esprimere una posizione su certi argomenti. Boh. Così com’è spuntata, l’ho scritta. Spero sia divertente.

Opto ergo sum

12:00

-Destinati a soccombere. Ecco cosa siamo. Dovremmo riflettere su quanto sta accadendo, sul significato di questa rivelazione. Non credi? Tu nemmeno mi ascolti.-
Alfredo si decise a guardare Serena che dal divano fissava un punto indefinito oltre la finestra, con gli occhi che colavano tristezza e malinconia. Quanto i suoi sentimenti fossero sinceri, non era mai facile capirlo.
-Aspettiamo almeno di avere la conferma.- le disse.
-Eh già. A te basta guardare la Borsa come se la cosa non ti riguardasse. Io invece, vorrei il telefono di Warhol per chiamare Dio e chiedere una spiegazione. Credo di averne il diritto. Insomma, decenni di evoluzione per scoprire che questo mondo non è adatto a noi?-
Entrò in stanza Carlo, con l’affanno di chi ha fatto le scale di corsa.
-Fuori è un delirio. La gente riempie le piazze.-
-A che ora il comunicato?- chiese Alfredo.
-Alle sedici. Le quotazioni in Borsa ormai sono precipitate. Avremo una catastrofe comunque.-
-Non disperare. Nelle catastrofi c’è sempre chi cade in piedi.-
Serena prese in braccio la gatta, si avvicinò ad Alfredo ed osservò disgustata lo schermo del tablet.
-Io lo so perché non sei preoccupato. Tu sai mescolarti tra le persone fingendo d’essere come gli altri, ma segretamente non rinneghi mai la tua indole barbara. Per te non sarà difficile accettare la verità, qualunque sia. Semplicemente ti adatterai alla nuova realtà. Sono quelli come te che non scompariranno mai.-
Strinse a se la gatta che miagolò per protesta ed indietreggiò come se avesse vicino dei mostri.
-Mio Dio, se penso ad un mondo popolato da persone come voi, ho voglia di morire. Ecco, adesso dovrò fare i mie esercizi, sento che i miei chakra si stanno bloccando. Sarà meglio che vada.-

13:00

-Io in casa sto sempre nudo. Si, vivo solo. Perché? Mah, è una sorta di liberazione. Voglio dire, ognuno ha le sue fissazioni. A me fa impazzire quando hai troppe cose in mano e ti intralci. Lo zaino, lo smartphone, i movimenti limitati, gli oggetti che ti cadono. E poi quelle situazioni claustrofobiche, incastrato in macchina con la cinta di sicurezza e devi uscire di corsa. Nella metro in mezzo a centinaia di persone, senza spazio vitale. Allora quando rientro in casa, la prima cosa che faccio è liberarmi delle cose e togliermi le scarpe. Poi ho cominciato a togliere anche i vestiti ed infine la biancheria. Stare nudo ti dà un profondo senso di libertà.-
Enza fissò il fratello e scoppiò a ridere. -Oddio, adesso non riuscirò a passare da te neanche per un caffè.-
-Attenzione che richiami ad atteggiamenti primitivi sono fuoriluogo oggi.- disse il marito di Enza, mentre si sforzava di bere la grappa goccia dopo goccia.
-Ecco! Io non volevo pensarci e tu subito a ricordarlo. Speriamo almeno che smentiranno tutto, non voglio nemmeno pensare alle conseguenze.- disse Enza agitando il ventaglio spagnolo che gli aveva regalato la figlia.
-Te l’ho ricordato?! Questa è una cosa vitale! Non si può mica non pensarci. E poi le conseguenze sono quelle che uno accetta.- rispose Aldo rinunciando per il momento alla grappa.
-E adesso?- chiese lei esterrefatta. -Che vorresti dire? Che tu fai come ti pare?-
-Ci sono alternative?- disse lui, cercando lo sguardo degli altri parenti seduti al tavolo. -E poi chi ci dice che tutte queste cose siano vere?-
Enza rimase senza parole. Ad Angelo si illuminarono gli occhi, mandò giù il bicchiere di “filo e ferro” e disse “Lo sai dove vogliono andare a parare questi? Quello grasso e bianco come la ricotta che sta sempre in televisione? Si. E quello è ateo. Siii, ti dico. Quello degli atei è il capo. Questi vogliono tornare al go-ve-r-no. Ma mica possono.-
-Ho capito chi dici. Non mi viene in mente il nome, ma ho capito.- disse Sandro.
-Nessuno li vota.- confermò Cesare.
-Per questo si sono inventati sta’ cosa.- riprese Angelo.
-Ma quando mai. Mica te le puoi inventare certe cose. E poi che ci guadagnano?- disse Mario.
-Questi oggi diventeranno indispensabili. E chi è indispensabile comanda.- riprese Aldo che oltre ad essere di fuori era diplomato, quindi sentenziava e gli altri annuivano. Tranne Enza che pensava “che deficiente” ed Oreste che avrebbe preferito essere sulla spiaggia, a passeggiare nudo.
-Io me ne frego di quello che diranno oggi.- disse Cesare.
-Si, anch’io. Ma non penso che sarà facile per tutti. Qualunque cosa diranno, ne uscirà un problema- concluse Mario.
-Va dove ti porta il cuore.- disse Oreste quasi tra se. -L’istinto non tradisce mai. Soffrivo il traffico, ho venduto la macchina e sto meglio. Non digerivo, ora mangio solo alimenti senza additivi e non ho più problemi. Ero nervoso, giro nudo per casa e mi sento libero. Non ascolterò quello che diranno oggi, tanto lascio tutto e parto per il Madagascar domani mattina.-
Ad Enza cascò di mano il ventaglio e solo dopo qualche secondo riuscì a dire “E lo dici così? Prendi e parti da solo?-
-Da solo no, vado con Erica.-
-Erica?-
-Una trans che ho conosciuto qualche mese fa.-
Enza quasi svenne, mentre gli altri sogghignavano. Aldo pensò “Un cachineri, c’avrei giurato”.
-Il mondo cambia, tutto potrebbe crollare e tu scappi in Madagascar, con una trans?- balbettò Enza.
-È quello che voglio, quello che sento. Io voglio essere felice e lì con Erica lo sarò. Poi magari mi stufo e torno. No. Forse tornare qui è da escludere.-

14:00

-Cosa accadrebbe, se dovessi scoprire che le tue più profonde convinzioni fossero sbagliate? Che tutto ciò in cui hai creduto fosse falso? Le probabilità di un crollo sono pressoché totali.-
Il presidente distolse lo sguardo dalla faccia piena e bianca del direttore del CERN, per nulla intimorito dalle sue parole. Aveva sempre trovato fastidioso l’atteggiamento freddo e distaccato di quell’uomo, tanto grasso quanto convinto di poter spiegare tutto. Era chiaramente ateo e non faceva nulla per nasconderlo.
-No, non credo sia questo il punto.- replicò il presidente. -Non stiamo sconfessando nulla. Abbiamo solo scoperto qualcosa che non sospettavamo o che inconsciamente temevamo. Ma il passato resta segnato dall’inconsapevolezza. No, noi non daremo alcun comunicato falso per nascondere questa situazione. Diremo la verità.-
-Una verità che potrebbe far morire milioni di persone.-
-Non c’è futuro senza verità.- disse cercando di convincere anche se stesso. -Le menzogne hanno ucciso molte più persone della verità ed io non passerò alla storia come quello che ha nascosto, a fin di bene, una cosa così terribile.-
-Lasci che le dica un’ultima cosa. La gente non ha affatto bisogno della verità. La gente vuole solo essere guidata e protetta.-
-Questo lo dice lei. Per lei sarebbe accettabile un mondo di giustizia come uno di ingiustizia, purché le regole siano rispettate. Ma non è la stessa cosa, noi abbiamo bisogno di giustizia. Oggi siamo quello che siamo per gli ideali che abbiamo scelto e non per altro. Troveremo una soluzione al problema e sa perché? Perché Dio non può non averla prevista, si tratta solo di trovarla.-
-Si, troveremo una soluzione, ma non subito. Per questo le dico che sarebbe meglio gestire la questione diversamente.-
-Lei deve solo sbrigarsi a trovare la soluzione.-
-Quindi la sua decisione è davvero definitiva? D’accordo. Spero solo che sappia ciò che fa.-

15:00

-Come hai fatto a comprarti il Nexus? Il modello più costoso, poi.- chiese Nico, sorridendo maliziosamente agli altri della combriccola.
-Un regalo.- rispose Alex senza scollare gli occhi dallo schermo che gli illuminava il viso segnato dall’acne.
-Un regalo?! E da chi? I tuoi non ti regalerebbero neppure un biglietto per la legione straniera.-
-Un ammiratore. Uno che non conoscete.-
-Ooohhh. Scommetto che Alex ha barattato qualcosa.- esclamò Nico applaudendo ed attirando l’attenzione di altre persone nel locale. -Non è così? Su che non c’è da vergognarsi.-
Alex spense il Nexus, si appoggiò con la schiena alla parete e sospirò.
-Lo volevo. E hai ragione, che male c’è? Ho avuto quello che volevo per soli quindici minuti del mio tempo.-
-Hai fatto bene.- disse Sara raccogliendosi i capelli rosso fiamma in una coda. -Come credi che abbia comprato la borsa di Louis Vuitton? L’importante è farlo con le persone giuste e nel modo giusto. Nessun rischio, nessun dolore.-
-Sacrosanto. Io poi, concedo solo la bocca.- disse Silvia.
-Bene, bene.- continuò Nico applaudendo. -E tu Alex che cosa hai barattato?-
-Lascia che ti dica. È tutto vero, con la persona giusta e nei modi giusti si può fare. Non sono mica andato in un autogrill come un drogato a cercare qualche camionista. È stata un’occasione capitata per caso, un amico di famiglia che il sabato pomeriggio mi dà ripetizioni d’inglese. E se va come dico io, tra poco avrò una moto.-
-Che gran culo! Con rispetto parlando, chiaramente.- esclamò Alex.
Alessia smise di torturarsi il lato della testa dove i capelli erano rasati e colorati con striature viola. Dovette trattenersi per non urlare e non sarebbe stata la prima volta. Si alzò ed uscì senza salutare. Nessuno la seguì, neanche Sara, e allora pensò “chissenefrega”. Non poteva continuare ad ascoltare quei discorsi, non quel giorno poi.
Le strade erano affollate da quelli che non aspettavano le sedici, seguendo dibattiti e tavole rotonde alla tv. Sulla parete di un palazzo qualcuno aveva scritto “vegano bastardo” con una bomboletta spray.
-Nonno chi sono i vegani?- chiese una bambina.
-Siamo noi. Ma è un nome che non si usa più e che non sentivo da tanto tempo.-
In via del Corso c’erano pecore, gatti, cani, galline e altri animali. Era il giorno dello scambio emotivo e la città era invasa da animali lasciati liberi. Alessia si chinò ad accarezzare un gatto, ne sentì il cuore battere sotto il soffice pelo bianco e sobbalzò al rumore di pneumatici che stridono sull’asfalto. C’era una macchina nella zona chiusa al traffico. Da una traversa spuntò una di quelle vecchie carrette che usavano gli agricoltori. Un’Ape con tre invasati sopra, con la faccia coperta da una bandana, che urlavano slogan contro il governo. Sbandarono e finirono su una pecora, schiacciandola contro una parete. Molti gridarono inorriditi. Alessia vide il nonno di prima coprire gli occhi della nipote con una mano. Il gruppetto di attivisti abbandonò il veicolo e si diede alla fuga prima che arrivassero i poliziotti. Un barbone si avvicinò per vedere ciò che era rimasto della pecora e con una mano raccolse del sangue dall’asfalto. Mostrò la mano ad Alessia, e ridendo le disse “Questa pecora era un’assassina. Oggi possiamo dire che è stata giustiziata? E noi che siamo come questa pecora? Cosa dovremmo fare, me lo dici tu che sai tutto?”.
Si leccò le dita poco prima che fosse afferrato da due poliziotti.

16:00

Gino e Carola erano ai bordi di piazza San Pietro. Farsi largo per arrivare al centro era impossibile, ma tanto lo schermo televisivo si vedeva anche da lì. Solo a pochi minuti dall’annuncio, Carola tirò fuori quello che si era tenuta dentro.
-Per anni ho creduto tante di quelle cose, tutte convinzioni che mi sono precipitate dentro dall’esterno e la fonte principale è stata mio padre. Non sai quanto ho fatto per lui. Ed ero felice che fosse orgoglioso di me. Peccato che non ero felice io. È stato difficilissimo rendersene conto e tentare di cambiare. Oggi non sbaglio meno di un tempo, ma faccio ciò che sento e sono felice comunque.-
-Stai cercando di dirmi qualcosa?- le chiese Gino.
-Solo che forse dovremmo sforzarci di capire le cose e non accettare ciecamente quello che ci dicono.- rispose lei.
-Che significa? A chi stai facendo riferimento? Allora, se parli del governo credi davvero che possano sbagliarsi? Stiamo parlando di evidenze tangibili, non di supposizioni.-
-Lo so, è solo che dalle evidenze possono nascere tante interpretazioni, non tutte vere o comunque adatte a noi. E poi, quelli del governo potrebbero perfino mentire.-
-No, non credo sia possibile. E comunque, io seguirò la nostra religione.- rispose distogliendo lo sguardo da lei, sperando che la discussione fosse conclusa.
-Quindi, se adesso dovessero confermare la scoperta, cosa faremo?- continuò Carola.
-Non devi aver paura. Vedrai che avranno pronta un’alternativa. Cibi sintetici. Se ne parla da tempo.-
-No. Sai bene che non è un’alternativa pronta, ci vorrà del tempo.-
-Allora siamo nelle mani di Dio. O ti accorgi solo oggi di non essere così credente? Dopo tutto quello che la nostra religione ha fatto per te.-
-Lo so.- disse Carola prendendo fiato. -Ma io amo troppo i miei figli, più della nostra religione. E se il governo dovesse confermare tutto, per me non cambietà nulla finché non avremo un’alternativa.-
-Beh io non posso. Si, il governo lascerà la gente libera di scegliere e non sarò io a condizionarti. Ma io non posso abbandonare la mia religione, devo seguire le mie convinzioni.- rispose Gino con un filo di voce, colpito dalla determinazione di Carola.
-Se sono davvero le tue convisioni. Io se avessi seguito le convinzioni di mio padre, non ti avrei dovuto sposare.-
Si abbracciarono prima dell’annuncio e si lasciarono subito dopo. Il presidente dell’ONU, dopo aver preso qualche centimetro di distanza dal corpulento direttore del CERN, confermò la recente scoperta. Anche le piante hanno un’anima.

Leave a Comment

Filed under Senza categoria

Quando i thread sono stanchi…

…sotto una pioggia di informazioni confluenti in mosaici che dall’alto sembrano macchie di Rorschach e da vicino canzoni heavy metal distorte da offuscatori.

Non riesco più a leggere un articolo dall’inizio alla fine
Vivo freneticamente. Uso il termine frenesia in modo improprio. Chiamo frenesia quel modo di fare più cose contemporaneamente, con la speranza travestita da convinzione che il parallelismo ottimizzerà tempi e fatica. Un parallelismo assunto in pasticche placebo, lontanissimo dall’appariscente time sharing dei computer.
Che poi, questa frenesia da dove arriva?
Frenesia41318
Molto da questi ultimi anni che ci nutrono, con una flebo wireless, di una miscela digitalizzata di inibitori al valium e adrenalina al gusto di Jojoba. Così, in un’altalena di astinenze da frenesia e crisi di narcolessia, si vive un caos di improvvise, e spesso insensate, accelerazioni. Tra il “facimme ammuina” e l’ingurgitare, in stato ipnotico, gli ultimi gossip dal reality di Montecitorio.
Se nel profondo inconscio ristagna il sospetto che qualcosa non va, non c’è tempo per l’autoanalisi. Ogni momento va riempito di produttività. L’importante è avere l’impressione d’aver spremuto il tempo a dovere. Anche quando si potrebbe tirare il fiato e respirare.
Una frenesia percepibile ovunque, nei gesti, negli atteggiamenti, nelle nevrosi della gente. Ho visto far colazione al bar con il portatile acceso sul bancone e fotografare il cappuccino con lo smartphone (ma perché la foto?!).

Il tempo passa e a rincorrerlo sfugge più facilmente
Mi sento padrone del tempo quando posso sprecarlo.
Trovi una bolla di sapone dove nasconderti, limiti i canali sensoriali al minimo, il tempo rallenta e prende senso perfino giocare a vegeto. Nella bolla si legge, si cucina, si chiacchiera, si dorme. Si può addirittura passare il tempo, senza sensi di colpa, a disegnare con i colori accanto ai bambini (Munch potrà mai perdonarmi? temo di no).
Munch41318
Fuori dalla bolla è di nuovo frenesia. In un continuo bagno di informazioni provenienti da ogni parte, neanche fossero la radiazione di fondo dell’Universo. Tutto contribuisce a generare un senso di urgenza.
La pioggia ininterrotta di dati stordisce. Leggere diventa faticoso, quasi doloroso. Allora un articolo di giornale si “spilucca”, ci si sofferma a leggere quelle poche frasi che, per qualche alchemica associazione mnemonica, solleticano l’attenzione.
Nel momento delle decisioni poi, il sovraccarico di informazioni acceca. Rende pigri. Si rinuncia a capire e ci si affida alla proprietà transitiva: la scelta di una persona stimata, su una questione comune, sarà valida anche per te. Altrimenti ti lasci a lunghe e complesse analisi, per decidere poi all’ultimo secondo fregandotene dello studio iniziale. Come quando abbandoni di colpo la solita strada da 10 km di coda e semafori, frutto di anni di studi, per una scorciatoia di strade libere e cieli di campagna. Per arrivare a destinazione con una schizofrenica convinzione d’aver vinto il traffico che ti impedisce di notare l’allungo di 145 km.

Nel frattempo non riesco più a leggere come vorrei
C’entrerà qualcosa la vecchiaia? Anche.
Eppure l’età anagrafica non sembra influire sulle potenzialità cerebrali che la natura ti regala alla nascita. Come diceva Jack Beauregarde nel western “Il mio nome è Nessuno”: “…del resto io sono stanco, e gli anni non fanno più saggi, fanno solo più vecchi… È vero che si può essere come te: giovani di anni e vecchi di ore.“.
Più degli anni, sull’intelletto credo faccia danni peggiori la mancanza di autocritica, il non imparare dagli errori, l’incapacità di ridere.
Ma le nuove generazioni hanno thread con anticorpi rinforzati e un’innata predisposizione a questa odierna e pervasiva multicanalità dell’informazione, alla quale manca solo la connettività organica. E in attesa che i centri di ricerca trovino, nel nostro corpo, il “buco migliore” per una diretta veicolazione di dati confezionati a dovere, la speranza è che frenesia e overload cognitivo non rendano tutti dei superficiali.
Però, se gli anni rendono stanchi, più disillusi e refrattari a sopportare quelle piccole storture quotidiane così sinistramente insanabili da tempo immemorabile, la stanchezza aiuta. Quando i thread sono stanchi, vanno gestite le priorità. Mettere in fila le cose e concentrarsi sulla qualità. E alla ricerca di suggerimenti su come gestire il tempo, ho trovato un piacevole articolo (e l’ho letto tutto!) che accenna al quadrante di Covey. Un modo interessante di mettere in fila le cose.

MerrillCoveyMatrix

Interessante, ma attenzione: a guardare il quadrante dopo averlo usato, a scrutare il dove, cosa, quando dei tuoi impegni, si fa una sorta di autoanalisi. Una cosa pericolosa 🙂

Un magnifico e rilassante oceano
Nuotare, con calma, nell’immenso oceano digitale è magnifico, a me piace. Non sono tra chi rimpiange i vecchi tempi, vorrei partecipare a quelli nuovi.
E poi Internet è un oceano dove tutti possono lanciare bottiglie con dentro messaggi. Messaggi dalle proprietà virali, visto che chi li raccoglie, al tempo stesso non li toglie dall’acqua. Bottiglie che possono essere raccolte da molti o da nessuno. Sarà un oceano affollatissimo, magari pieno di sciocchezze e cose brutte. Sicuramente perfettibile. Ma è autentica democrazia.
Nonostante questo, la frenesia ed il sovraccarico cognitivo di questi tempi mi intimoriscono. Certo, le nuove generazioni sapranno sfruttare e difendersi dalle novità che gli appartengono. Però, osservando figli e ragazzini, la paura è che il nuovo dia sempre più vantaggi ai cattivi e meno ai buoni. Ma forse questi sono dubbi dovuti solo ai capelli che imbiancano.

Post scriptum
Pensando a qualcuno che possa aver raccolto e letto questo messaggio, mi chiedo se sia riuscito a leggerlo tutto (a prescindere dal fatto che gli sia piaciuto o meno).
Forse avrei dovuto disegnare anche un donna nuda (va sempre di moda) e magari sistemarla in fondo al post (questo è marketing). Ma sarei stato maschilista, superficiale, ipocrita e tanto altro.

Manara41318

Non so perché, ma la tentazione è stata troppo forte e così il disegno l’ho fatto, che Milo Manara possa perdonami!

(il primo disegno del post invece, riprende una bella immagine trovata su Internet cercando il termine frenesia, il cognome dell’autrice però non si legge bene).

Leave a Comment

Filed under Amici, Pensieri liberi, Spunti di riflessione, Tempo

Sicurezza contro

Mercoledì 21 2012 – Colli Aniene

Si aprono le porte dell’ascensore al sesto piano ed escono in un colpo solo: un passeggino modello “stanchezza d’inverno”, tre zaini, tre ragazzini ed una madre con il tic alla palpebra.
Controllare tre ragazzini, che per semplicità chiameremo: il Mente (10 anni), il Braccio (5 anni) ed il Terrorista (2 anni); è una sottile e logorante guerra psicologica e fisica. La psicologia è fondamentale, visto che sul piano fisico i Gremlins hanno un’energia che senza ricariche, alimenterebbe uno smartphone per anni, con bluetooth, wireless e UMTS accesi.
È la psicologia che sul’onda dello stress nervoso ti porta ad alcune concessioni, apparentemente innocue, tipo “E va bene, apri tu la porta”. Innocue? C’è ancora qualcosa di veramente innocuo?

Mercoledì 21 2012 – Torrino

Quando la strada che fai in macchina tutti i giorni, senza mai arrivare ad ingranare la quarta, si manifesta inspiegabilmente libera, qualcosa sta per accadere. Rientrando dal lavoro, ho provato a mettere la sesta, da fermo, giusto per capire se esiste davvero. Subito dopo, trovando la strada incredibilmente libera, ho pensato che l’aver provato la sesta doveva aver anticipato la procedura di auto-distruzione dei Maya. Invece era il destino che avendo preparato una sorpresa, mi voleva a casa presto. Infatti:
– per il fenomeno dell’entanglement della fisica quantistica, mi parte un tic alla palpebra in sincrono con quello di mia moglie
– squilla il cellulare e la suoneria sembra inesplicabilmente un tributo ad Hitchcock

Antefatto

L’idea dei ladri che possano entrare in casa genera una rabbia tale da rischiare l’autocombustione. Al di là del fatto che possa esserci poco da rubare, il valore delle cose è quasi sempre soggettivo.
Un anno e mezzo fa, in seguito ad alcuni furti nel complesso dove abito, decidiamo di cambiare le serrature e su consiglio, prendiamo una serratura “intelligente” capace di interpretare i tentativi di effrazione e portarsi in configurazione inespugnabile. Il fatto che un perno potesse calare come un’affilata ghigliottina, bloccando l’ingresso anche con il cilindro della serratura rimosso, ci sembrò un’ottima idea.

Mercoledì 21 2012 – Colli Aniene

Una porta intelligente, può essere?
In fin dei conti, cos’è l’intelligenza? Troppo difficile rispondere, però si può dire sintetizzando che è la capacita’ di interpretare una situazione ed agire di conseguenza, magari imparando dagli errori. L’intelligenza non è da tutti e perfino l’uomo che ne sembra dotato (non in modo uniforme su tutta la popolazione) ne fa un uso a volte discontinuo o discutibile.
Una cosa è certa, quel c%#$zo di perno di sicurezza della porta funziona alla grande. Perché dopo che la porta, esprimendo la sua discutibile forma di intelligenza, ha riconosciuto come effrazione il tentativo del Braccio (che ha 5 anni) di aprire con la chiave giusta, la nostra casa è diventata Fort Knox.

Due fabbri hanno lavorato 4 ore per cercare di far ragionare la porta. Tuttavia la porta esplica la propria intelligenza solo finché non “decide” di passare in modalità “andate tutti al diavolo perché non cedo”. Da quel momento entrare è come cercare di scappare volendo passare per un water, il buco c’è ma la possibilità di attraversarlo è una folle illusione.
Dopo una notte di pausa (che abbiamo passato accampati altrove, certi che solo esseri monocellulari sarebbero potuti entrare in casa), la mattina dopo il fabbro ha deciso che dialogare non aveva più senso.

Rimettendo la porta a posto e sapendo che il Braccio (che ha solo 5 anni!!) tenterà nuove effrazioni, abbiamo deciso per serrature solide ma “ignoranti”.
La sofisticazione ha più di un prezzo, ma a volte non li paghi subito tutti.

Leave a Comment

Filed under Amici