Category Archives: Amici

L’assistente in un bottone

Con almeno un paio di cari colleghi condivido un dramma esistenziale: ci capita spesso di spostarci tra i vari Clienti, talvolta più volte in un giorno. Il dramma è poi ricordarsi, a distanza anche solo di pochi giorni, tutti gli spostamenti per poter ricostruire una realistica richiesta di rimborso delle spese sostenute.
Finora io mi sono avvalso di uno strumento “vintage”: una bella agendina di carta dove, quasi meticolosamente, a fine giornata registravo orari e luoghi dell’attività lavorativa. Gli altri, molto più tecnologici di me, avevano sviluppato fogli di calcolo e applicazioni ad-hoc; nessuna di queste soluzioni mi aveva però entusiasmato.

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A me piace ridere

Abbiamo preso questa nuova consuetudine durante i mondiali: guardare la partita della nazionale e commentarla live in un hangout di Google+. E’ un modo piacevole e simpatico per stare insieme anche se si è in posti (e città) diverse, per fare battute e commenti come se si fosse tutti sullo stesso divano mentre invece capita che uno sta in albergo, l’altro è a casa, un altro al mare e chissà dove altro. Confesso che è un rito piuttosto divertente: ho amici simpatici e arguti, vengono fuori battute memorabili e io rido di gusto. A me piace ridere. Mi fa star meglio, mi aiuta a guardare in modo positivo in avanti piuttosto che fermarmi e guardare mestamente indietro. Mi piace ridere e desidero che questa mia caratteristica sia chiara, palese e che mi contraddistingua. Ieri sera è nata una discussione sul fatto che sia conveniente o meno dal punto di vista lavorativo utilizzare Twitter anche per “cazzeggiare” con gli amici (dove per “cazzeggiare” intendo fare battute e partecipare a conversazioni leggere senza scadere nella volgarità e nell’insulto).Per come la vedo io, Twitter è uno strumento “social” (fa figo dire così!) che mi rappresenta in una comunità estesa così per come sono durante tutto l’arco della giornata. Non ho mai inteso utilizzarlo unicamente per fini lavorativi, altrimenti forse avrei avuto una posizione diversa. Il mio account (@sebalinux per chi mi volesse cinguettare) è il mio placeholder in una galassia virtuale dove mi si può incontrare e si può interagire con me perché sono appassionato di Linux, perché tifo Juventus e Ferrari, perché mi piace ridere, perché sono un IBMer e mi occupo di tecnologia. Non ho una sola dimensione nella vita reale e questo viene rispecchiato nel mio profilo Twitter. Se qualcuno pensa che poiché mi piace ridere io perda in credibilità ed in professionalità… beh, devo dire che non sono d’accordo. E’ ovviamente un punto di vista soggettivo, ma ribadisco che il mio personale presupposto è quello di utilizzare Twitter in maniera trasversale per comunicare con gli amici, con chi condivide le mie stesse passioni e con chi è interessato al mio lavoro. Questo per utilizzare lo strumento in maniera attiva e personale. Se mai accadrà che mi venga “suggerito” un utilizzo di Twitter unicamente orientato all’ambito lavorativo… beh… ho già un nuovo account pronto 🙂 Voi che ne pensate??? (si potrebbe innestare un ulteriore ragionamento su come un utilizzo “imposto” di strumenti “social” sia una strategia perdente rispetto ad un utilizzo spontaneo che generalmente nasce per personale interesse e utilità… ma magari ne parliamo in un prossimo post!)

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Molte piccole gocce formano un oceano

charity_waterSono rimasto particolarmente colpito dall’iniziativa di Vittorio che si è impegnato in prima persona per cercare di raccogliere fondi per tentare di debellare una ingiustizia talmente palese che chiunque dovrebbe sentirsi coinvolto e quantomeno contribuire. Non serve donare molto, serve donare qualcosa. Perché tante piccole gocce messe insieme possono formare un oceano e, in questo caso specifico, offrire acqua pulita a chi ancora non può averne.

Trovate maggiori informazioni all’URL http://my.charitywater.org/acquaqua

E’ strano come questa volta il meccanismo “social” della proposta non abbia ancora avuto l’effetto sperato. Vittorio ha quasi 200 follower su Twitter e se ciascuno avesse donato 1$ saremmo già a 200$. Invece il contatore è fermo a 8$. Chi conosce Vittorio sa che è una persona straordinaria e che, se si è impegnato in questa campagna, ha sicuramente verificato puntigliosamente che non sia una truffa. Per questo mi stupisce il contantore ancora fermo lì. Io ho molto meno seguito, ma ho twittato almeno un paio di volte. Anche i miei followers dovrebbero aver letto e qualcuno dovrebbe aver fatto un gesto semplicissimo: un piccolo dono.

Ora provo anche con questo post a sensibilizzare e diffondere la richiesta.

Se stai leggendo queste poche righe, per favore la prima cosa da fare subito dopo è offrirmi un caffè: anzi, invece di offrirmi il caffè, dona quell’importo per una causa più meritevole. Grazie!

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Buon Natale

Ci sono… almeno per gli auguri!

 

Merry Christmas

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Quando i thread sono stanchi…

…sotto una pioggia di informazioni confluenti in mosaici che dall’alto sembrano macchie di Rorschach e da vicino canzoni heavy metal distorte da offuscatori.

Non riesco più a leggere un articolo dall’inizio alla fine
Vivo freneticamente. Uso il termine frenesia in modo improprio. Chiamo frenesia quel modo di fare più cose contemporaneamente, con la speranza travestita da convinzione che il parallelismo ottimizzerà tempi e fatica. Un parallelismo assunto in pasticche placebo, lontanissimo dall’appariscente time sharing dei computer.
Che poi, questa frenesia da dove arriva?
Frenesia41318
Molto da questi ultimi anni che ci nutrono, con una flebo wireless, di una miscela digitalizzata di inibitori al valium e adrenalina al gusto di Jojoba. Così, in un’altalena di astinenze da frenesia e crisi di narcolessia, si vive un caos di improvvise, e spesso insensate, accelerazioni. Tra il “facimme ammuina” e l’ingurgitare, in stato ipnotico, gli ultimi gossip dal reality di Montecitorio.
Se nel profondo inconscio ristagna il sospetto che qualcosa non va, non c’è tempo per l’autoanalisi. Ogni momento va riempito di produttività. L’importante è avere l’impressione d’aver spremuto il tempo a dovere. Anche quando si potrebbe tirare il fiato e respirare.
Una frenesia percepibile ovunque, nei gesti, negli atteggiamenti, nelle nevrosi della gente. Ho visto far colazione al bar con il portatile acceso sul bancone e fotografare il cappuccino con lo smartphone (ma perché la foto?!).

Il tempo passa e a rincorrerlo sfugge più facilmente
Mi sento padrone del tempo quando posso sprecarlo.
Trovi una bolla di sapone dove nasconderti, limiti i canali sensoriali al minimo, il tempo rallenta e prende senso perfino giocare a vegeto. Nella bolla si legge, si cucina, si chiacchiera, si dorme. Si può addirittura passare il tempo, senza sensi di colpa, a disegnare con i colori accanto ai bambini (Munch potrà mai perdonarmi? temo di no).
Munch41318
Fuori dalla bolla è di nuovo frenesia. In un continuo bagno di informazioni provenienti da ogni parte, neanche fossero la radiazione di fondo dell’Universo. Tutto contribuisce a generare un senso di urgenza.
La pioggia ininterrotta di dati stordisce. Leggere diventa faticoso, quasi doloroso. Allora un articolo di giornale si “spilucca”, ci si sofferma a leggere quelle poche frasi che, per qualche alchemica associazione mnemonica, solleticano l’attenzione.
Nel momento delle decisioni poi, il sovraccarico di informazioni acceca. Rende pigri. Si rinuncia a capire e ci si affida alla proprietà transitiva: la scelta di una persona stimata, su una questione comune, sarà valida anche per te. Altrimenti ti lasci a lunghe e complesse analisi, per decidere poi all’ultimo secondo fregandotene dello studio iniziale. Come quando abbandoni di colpo la solita strada da 10 km di coda e semafori, frutto di anni di studi, per una scorciatoia di strade libere e cieli di campagna. Per arrivare a destinazione con una schizofrenica convinzione d’aver vinto il traffico che ti impedisce di notare l’allungo di 145 km.

Nel frattempo non riesco più a leggere come vorrei
C’entrerà qualcosa la vecchiaia? Anche.
Eppure l’età anagrafica non sembra influire sulle potenzialità cerebrali che la natura ti regala alla nascita. Come diceva Jack Beauregarde nel western “Il mio nome è Nessuno”: “…del resto io sono stanco, e gli anni non fanno più saggi, fanno solo più vecchi… È vero che si può essere come te: giovani di anni e vecchi di ore.“.
Più degli anni, sull’intelletto credo faccia danni peggiori la mancanza di autocritica, il non imparare dagli errori, l’incapacità di ridere.
Ma le nuove generazioni hanno thread con anticorpi rinforzati e un’innata predisposizione a questa odierna e pervasiva multicanalità dell’informazione, alla quale manca solo la connettività organica. E in attesa che i centri di ricerca trovino, nel nostro corpo, il “buco migliore” per una diretta veicolazione di dati confezionati a dovere, la speranza è che frenesia e overload cognitivo non rendano tutti dei superficiali.
Però, se gli anni rendono stanchi, più disillusi e refrattari a sopportare quelle piccole storture quotidiane così sinistramente insanabili da tempo immemorabile, la stanchezza aiuta. Quando i thread sono stanchi, vanno gestite le priorità. Mettere in fila le cose e concentrarsi sulla qualità. E alla ricerca di suggerimenti su come gestire il tempo, ho trovato un piacevole articolo (e l’ho letto tutto!) che accenna al quadrante di Covey. Un modo interessante di mettere in fila le cose.

MerrillCoveyMatrix

Interessante, ma attenzione: a guardare il quadrante dopo averlo usato, a scrutare il dove, cosa, quando dei tuoi impegni, si fa una sorta di autoanalisi. Una cosa pericolosa 🙂

Un magnifico e rilassante oceano
Nuotare, con calma, nell’immenso oceano digitale è magnifico, a me piace. Non sono tra chi rimpiange i vecchi tempi, vorrei partecipare a quelli nuovi.
E poi Internet è un oceano dove tutti possono lanciare bottiglie con dentro messaggi. Messaggi dalle proprietà virali, visto che chi li raccoglie, al tempo stesso non li toglie dall’acqua. Bottiglie che possono essere raccolte da molti o da nessuno. Sarà un oceano affollatissimo, magari pieno di sciocchezze e cose brutte. Sicuramente perfettibile. Ma è autentica democrazia.
Nonostante questo, la frenesia ed il sovraccarico cognitivo di questi tempi mi intimoriscono. Certo, le nuove generazioni sapranno sfruttare e difendersi dalle novità che gli appartengono. Però, osservando figli e ragazzini, la paura è che il nuovo dia sempre più vantaggi ai cattivi e meno ai buoni. Ma forse questi sono dubbi dovuti solo ai capelli che imbiancano.

Post scriptum
Pensando a qualcuno che possa aver raccolto e letto questo messaggio, mi chiedo se sia riuscito a leggerlo tutto (a prescindere dal fatto che gli sia piaciuto o meno).
Forse avrei dovuto disegnare anche un donna nuda (va sempre di moda) e magari sistemarla in fondo al post (questo è marketing). Ma sarei stato maschilista, superficiale, ipocrita e tanto altro.

Manara41318

Non so perché, ma la tentazione è stata troppo forte e così il disegno l’ho fatto, che Milo Manara possa perdonami!

(il primo disegno del post invece, riprende una bella immagine trovata su Internet cercando il termine frenesia, il cognome dell’autrice però non si legge bene).

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