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Installare torrent su Raspbmc in quattro semplici mosse

(Scrivo questo post anche a beneficio di mio cognato)

Bene, abbiamo tra le mani il nostro Raspberry PI e l’abbiamo trasformato in media center con l’installazione di Raspbmc. Ora vogliamo scaricare legalmente dalla Rete alcuni documentari della NASA e abbiamo bisogno di un client torrent. Con una semplice procedura installeremo torrent sul Raspbmc.

Prima di cominciare, verifichiamo di avere a disposizione tutti gli strumenti necessari:

  1. Raspbmc connesso in rete con un indirizzo conosciuto (IP Address) abilitato a raggiungere Internet (di solito è così di default)
  2. Un computer connesso alla stessa rete
  3. Un client SSH (comando “ssh” per chi usa Linux, Putty per chi usa Windows) installato sul computer
  4. 10 minuti di tempo a disposizione

Dopo la spunta della check-list, siamo pronti a cominciare.

Prima mossa.

Colleghiamoci con il nostro computer al Raspbmc: eseguiamo il programma Putty ed inseriamo nel campo “Host Name” l’indirizzo  IP del nostro Raspbmc e poi premiamo il pulsante “Open”. Alla domanda “login as: ” rispondiamo con “pi”, mentre alla successiva domanda (pi@<ip_address>’s password:) rispondiamo “raspberry” (o la password che abbiamo eventualmente impostato per l’utente “pi”). Se abbiamo Linux (o uno Unix) è tutto più semplice: apriamo un terminale, digitiamo

$ ssh pi@<ip_address>

(dove <ip_address> è l’indirizzo IP del Raspbmc) e premiamo Invio; immettiamo la password. Dovrebbe apparire il prompt ed il primo step è superato.

Seconda mossa.

Ora installiamo il torrent. Bisogna digitare il comando

$ sudo apt-get install transmission-daemon

e rispondere affermativamente alla richiesta di installazione. Secondo step superato.

Terza mossa.

Configuriamo ora il Raspbmc per avviare alla partenza il torrent. Basta digitare il comando

$ sudo update-rc.d transmission-daemon defaults

Anche il terzo step è andato.

Quarta mossa.

Abbiamo quasi finito. L’ultima cosa che ci rimane da fare è configurare il torrent. Bisogna innanzitutto fermare il programma con il comando

$ sudo /etc/init.d/transmission-daemon stop

poi dovremo editare il file di configurazione con il comando

$ sudo nano /etc/transmission-daemon/settings.json

cercare la riga che contiene il parametro “rpc-whitelist-enabled” e cambiare da “true” a “false” il relativo valore. In alternativa possiamo lasciare abilitata (true) la whitelist ma dobbiamo aggiungere la nostra rete (ad esempio 192.168.0.0) nel campo “rpc-whitelist” con il formato “127.0.0.1, 192.168.*.* ”

Specifichiamo un utente con il quale ci autenticheremo nel campo “rpc-username” (di default è “transmission”) e cambiamo la password, scrivendola in chiaro tra le virgolette nel campo “rpc-password”. Infine impostiamo la directory dove scaricheremo i file nel campo “download-dir” (ad esempio mettiamo “/media/disk1/downloads” se abbiamo agganciato un HD esterno e l’abbiamo montato su /media/disk1 e vogliamo scaricare nella cartella “downloads”).

Salviamo ed usciamo (CTRL +”x”e poi “y” + INVIO).

Riavviamo il programma con il comando

$ sudo /etc/init.d/transmission-daemon start

Abbiamo finito. Chiudiamo la connessione con il comando

$ exit

Per verificare che tutto funzioni egregiamente, utilizzando il nostro browser preferito (Firefox, ovviamente!!), digitiamo http://<ip_address>:9091/transmission e dovremmo avere l’interfaccia di torrent pronta all’utilizzo.

Proviamo a scaricare il documentario della NASA http://www.mininova.org/tor/2661886/0 (magnet:?xt=urn:btih:QZD4CCRMS3ENBRETMU4XA2BRFLQVYOCR&tr=http://tracker.mininova.org/announce) e verifichiamo il corretto funzionamento.

Ciliegina sulla torta.

Nel Raspbmc è disponibile un Add-on che si chiama “Transmission” che, una volta installato e configurato con utenza e password, consente la totale gestione del torrent senza dover utilizzare il PC.

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Backup in 5 minuti

I miei dati al sicuro

Ne parlavo nel post di stamattina (cfr http://www.mariosebastiani.info/2013/04/24/singolare-o-plurale/): l’efficienza si raggiunge anche abbattendo i costi, sia diretti che quelli indiretti. Tra quelli indiretti possiamo sicuramente ascrivere quelli relativi al backup. Già, il backup, questa pratica conosciuta da tutti ma attuata da pochissimi. I motivi di tale disaffezione sono molteplici: da quelli seri (ad esempio: i backup sono onerosi, sia in termini di tempo che di risorse) a quelli un po’ più “estrosi” (“non lo faccio il backup, tanto che mi potrà mai capitare? Proprio a me??”).

Il backup del Raspberry PI può essere realizzato velocemente in 5 minuti. Uno dei benefici di avere un sistema “single-use”, dedicato, compatto, ottimizzato è anche quello di potersi permettere una strategia di backup full. Su base settimanale, infatti, possiamo lanciare un semplice comando che esegue il “dump” totale della SD (io ne ho una da 4GB) in meno di 5 minuti. In questo modo, in caso di necessità, potremo sempre ripartire dall’ultimo backup fatto (sempre in 5 minuti) senza troppi patemi d’animo.

Il comando che ho adottato per il mio backup è il seguente:

# DATA=$(date +%Y%m%d);dd if=/dev/mmcblk0 | pv -c | gzip  > ras-nas_$DATA.img.gz

Ovviamente lo lancio sul mio PC dove è installato Ubuntu e anche il comando “pv ” (che serve per avere una barra di progresso dell’attività in corso).

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Singolare o plurale?

Ieri stavo aiutando mio figlio a studiare il concetto di singolare e plurale. Mentre lui si esercitava dopo la spiegazione, la mia mente ha vagato verso una riflessione che voglio condividere. Nel mio lavoro quotidiano sono spesso portato a progettare grandi sistemi ottimizzati per far eseguire più istanze software contemporaneamente nel regno della virtualizzazione, dove la linea guida principale è: “tante più risorse metto a fattor comune, tanto meglio riuscirò ad ottimizzare”. Questo perché le esigenze delle aziende sono molteplici e non sempre ben delineate, quindi la flessibilità e la dinamicità nelle allocazioni delle risorse giocano un ruolo fondamentale per far funzionare le infrastrutture con molteplici finalità. L’efficienza si raggiunge quindi con una progettazione che tiene conto del plurale. A casa, invece, ho scelto la strada opposta. Il singolo ha generalmente poche esigenze specifiche, obiettivi mirati e ridotte risorse economiche. Quindi un sistema “single-use” assume un ruolo rilevante se riesce ad unire una risposta quanto più completa possibile all’esigenza unita a costi sostenibili (sia costi diretti, acquisto, implementazione,etc,  sia quelli indiretti, manutenzione, costi energetici, etc). Il Raspberry PI secondo me risponde in pieno a questo modello. Prendiamo come esempio l’esigenza di un Media Center. Oramai, con il diffondersi dei contenuti multimediali digitali, diventa sempre più facile fruire di tali contenuti anche via rete. Se non si intende seguire passo passo l’evoluzione delle TV e non si è nemmeno hacker provetti capaci di modificare il firmware delle televisioni per farle funzionare secondo i nostri desideri, allora la scelta di implementare un Media Center può essere una soluzione al problema di avere a portata di mano i propri contenuti multimediali, resi facilmente accessibili da una interfaccia a prova di dummy user, fruibili direttamente sul nostro splendido TV a casa. Possiamo utilizzare il Raspberry PI per questo scopo: c’è un’immagine di sistema già ottimizzata per questa finalità che esegue XBMC, uno dei più noti software per Media Center. Questa immagine (RaspBMC) si ottiene gratuitamente dal sito http://www.raspbmc.com/. Il nostro unico compito sarà quello di installarla sulla scheda SD del Raspberry (ci sono due modalità, una totalmente automatica ed una manuale) . Al termine dell’installazione sarà sufficiente accendere il Raspberry PI collegato al televisore e avremo il nostro Media Center pronto per l’uso. I costi diretti sono minimi (Raspberry PI + case + alimentatore = circa 50 euro) e quelli indiretti ancora più bassi (installazione in 10 minuti, consumo 5W). L’efficienza in questo caso si raggiunge con una progettazione che mantiene bassi i costi e soddisfa in pieno (qualora non ecceda) le esigenze del singolo.

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Il mio nuovo Raspberry PI

E’ arrivato da qualche giorno. Finora non ho avuto molto tempo per smanettarci su, ho solo fatto un paio di prove al volo per farmi un’idea:

  1. come Media Center
  2. come File Server

Innanzitutto sono molto soddisfatto della versatilità dell’oggetto. Basta cambiare la SD card con cui si avvia… et voilà, avremo il nostro Raspberry PI pronto per l’esigenza prescelta. Creare l’immagine del sistema è semplicissimo da Linux (basta un semplice “dd”) ma credo sia altrettanto facile con Windows (cfr. http://elinux.org/RPi_Easy_SD_Card_Setup). Ed è ancora più facile se si compra la SD già pre-installata (questa scelta, però, toglie gran parte del gusto allo smanettone).

Per quanto riguarda la soluzione “Media Center” ho potuto provare brevemente Raspbmc, il bundle sistema operativo + XBMC specifico per Raspberry Pi.  La prima sorpresa è stata quella di poter comandare il tutto con il telecomando della mia TV grazie ad un segnale specifico (CEC) trasmesso sul cavo HDMI 1.4. La seconda sorpresa riguarda la reattività: la navigazione tra i menù è fluida e veloce, l’esecuzione dei comandi altrettanto. La qualità è ottima, ho visualizzato alcuni video FullHD da Youtube senza mai perdere un frame e senza pause per il buffering. Ora devo trovare un nuovo slot temporale in cui il televisore è libero per fare altre prove (Photo Gallery, Music, DLNA, etc).

La soluzione File Server è complessa. Per il momento ho solo messo in piedi la funzionalità NAS con condivisione CIFS (usando Samba) e l’altra notte ho provato OwnCloud. E’ una sorta di cloud privato che imita DropBox. C’è un client da installare sul PC (e/o sul dispositivo mobile) che sincronizza automaticamente le cartelle che gli indichiamo. C’è poi l’accesso via WEB che permette di gestire/controllare/recuperare i file anche remotamente. Sono presenti alcune funzionalità interessanti (versioning, editing on line dei documenti ODF, gallerie di foto, sharing, e molto altro) che mi riprometto di provare al più presto.

Beh… ora è tardi (anzi, è presto, visto che sono quasi le 5 del mattino)… vado a prepararmi. Buona giornata.

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Finalmente l’aggiornamento

Dopo un’attesa lunga più di un mese, passato costantemente a controllare la disponibilità del nuovo aggiornamento, ecco che venerdì 7 settembre appare il tanto sospirato avviso:”è presente un nuovo aggiornamento per il firmware del vostro tablet”.

Finalmente! Non sono un patito dell’ultimissima versione (almeno lo sono molto meno del passato), ma avevo letto in giro che il passaggio da Android 3.2 a Android 4.0.4 sul mio Galaxy TAB 10.1 portava con se dei miglioramenti, specialmente per quanto riguarda la velocità di esecuzione ed il consumo della batteria. Interessato a queste due principali migliorie, ho deciso di installare l’aggiornamento tramite il meccanismo OTA (Over The Air), ossia il tablet scarica dal WiFi il pacchetto di aggiornamento e poi questo viene installato automaticamente restituendoti, al riavvio, un tablet aggiornato al nuovo Ice Cream Sandwich (ICS, ossia la versione 4.0.4). Ho diligentemente e pazientemente messo in carica il tablet (con la vecchiaia si diventa meno impazienti e precipitosi), attendendo fino alla completa ricarica della batteria. Ho quindi avviato il processo di aggiornamento (il mio primo aggiornamento su Android, wow!) e, trepidante, ho guardato succedersi le varie fasi dell’aggiornamento sullo schermo della tavoletta. Download (circa 260MB), installazione, riavvio in modalità upgrade. E’ infine arrivato il momento finale, il riavvio. Dopo una serie di ulteriori attività sempre relative alla finalizzazione dell’aggiornamento, mi è finalmente davanti la schermata di login. Immetto la password e… tadaaa! Il mio Galaxy TAB è passato a ICS. Da cosa me ne accorgo? Subito dal font diverso anche nella schermata di accesso, poi anche dalle nuove schermate “home” che ruotano invece di bloccarsi alla prima e all’ultima. Già, le schermate Home, l’unico aspetto meno piacevole di questo aggiornamento: ho perso tutte le icone che avevo posizionato, in un ordine comprensibile e comodo solo per me. Non ce n’erano più, le cinque schermate tutte vuote. Con pazienza ho dovuto ripristinarle, ma non è stato un lavoro lunghissimo. Alla fine, l’aggiornamento e la sistemazione delle icone ha richiesto circa 1 ora di tempo.

Per quanto riguarda la velocità devo ammettere che il tablet è molto più “reattivo” (non che prima fosse lento, ma ora è più veloce!) e l’utilizzo è ancora più gradevole. Sull’ottimizzazione dei consumi e quindi sulla durata della batteria non posso esprimermi dopo un solo giorno di utilizzo, è necessario analizzare un periodo più ampio per avere una valutazione quanto più veritiera possibile.

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