Category Archives: Android

L’assistente in un bottone

Con almeno un paio di cari colleghi condivido un dramma esistenziale: ci capita spesso di spostarci tra i vari Clienti, talvolta più volte in un giorno. Il dramma è poi ricordarsi, a distanza anche solo di pochi giorni, tutti gli spostamenti per poter ricostruire una realistica richiesta di rimborso delle spese sostenute.
Finora io mi sono avvalso di uno strumento “vintage”: una bella agendina di carta dove, quasi meticolosamente, a fine giornata registravo orari e luoghi dell’attività lavorativa. Gli altri, molto più tecnologici di me, avevano sviluppato fogli di calcolo e applicazioni ad-hoc; nessuna di queste soluzioni mi aveva però entusiasmato.

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Finalmente l’aggiornamento

Dopo un’attesa lunga più di un mese, passato costantemente a controllare la disponibilità del nuovo aggiornamento, ecco che venerdì 7 settembre appare il tanto sospirato avviso:”è presente un nuovo aggiornamento per il firmware del vostro tablet”.

Finalmente! Non sono un patito dell’ultimissima versione (almeno lo sono molto meno del passato), ma avevo letto in giro che il passaggio da Android 3.2 a Android 4.0.4 sul mio Galaxy TAB 10.1 portava con se dei miglioramenti, specialmente per quanto riguarda la velocità di esecuzione ed il consumo della batteria. Interessato a queste due principali migliorie, ho deciso di installare l’aggiornamento tramite il meccanismo OTA (Over The Air), ossia il tablet scarica dal WiFi il pacchetto di aggiornamento e poi questo viene installato automaticamente restituendoti, al riavvio, un tablet aggiornato al nuovo Ice Cream Sandwich (ICS, ossia la versione 4.0.4). Ho diligentemente e pazientemente messo in carica il tablet (con la vecchiaia si diventa meno impazienti e precipitosi), attendendo fino alla completa ricarica della batteria. Ho quindi avviato il processo di aggiornamento (il mio primo aggiornamento su Android, wow!) e, trepidante, ho guardato succedersi le varie fasi dell’aggiornamento sullo schermo della tavoletta. Download (circa 260MB), installazione, riavvio in modalità upgrade. E’ infine arrivato il momento finale, il riavvio. Dopo una serie di ulteriori attività sempre relative alla finalizzazione dell’aggiornamento, mi è finalmente davanti la schermata di login. Immetto la password e… tadaaa! Il mio Galaxy TAB è passato a ICS. Da cosa me ne accorgo? Subito dal font diverso anche nella schermata di accesso, poi anche dalle nuove schermate “home” che ruotano invece di bloccarsi alla prima e all’ultima. Già, le schermate Home, l’unico aspetto meno piacevole di questo aggiornamento: ho perso tutte le icone che avevo posizionato, in un ordine comprensibile e comodo solo per me. Non ce n’erano più, le cinque schermate tutte vuote. Con pazienza ho dovuto ripristinarle, ma non è stato un lavoro lunghissimo. Alla fine, l’aggiornamento e la sistemazione delle icone ha richiesto circa 1 ora di tempo.

Per quanto riguarda la velocità devo ammettere che il tablet è molto più “reattivo” (non che prima fosse lento, ma ora è più veloce!) e l’utilizzo è ancora più gradevole. Sull’ottimizzazione dei consumi e quindi sulla durata della batteria non posso esprimermi dopo un solo giorno di utilizzo, è necessario analizzare un periodo più ampio per avere una valutazione quanto più veritiera possibile.

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Cambiano le abitudini

Dopo qualche settimana di utilizzo del mio tablet, ho notato una differenza nel mio tradizionale approccio alla gestione della posta elettronica. Prima, infatti, il mio metodo era di non cancellare nulla e di avere una copia della mia casella di posta (anzi, delle mie caselle di posta) salvata localmente sul mio pc. Probabilmente questa è una eredità che mi più porto dietro dal primo momento in cui ho iniziato ad utilizzare la posta elettronica. A quei tempi avevo un modem a 2400baud e il collegamento ad internet avveniva tramite un numero interurbano. Il metodo migliore era quindi di scaricare quanto più velocemente possibile la posta in locale e poi scollegarsi. Poiché i messaggi non erano tantissimi ed erano quasi sempre diretti (uno a uno, da un mittente ad un destinatario e viceversa), si creava una sorta di affetto per ciascuno di essi e non avevo mai il coraggio di cancellarli. Questo modus operandi mi ha accompagnato nei decenni successivi, anche grazie al fatto che gli spazi disco si sono evoluti oltre ogni immaginazione (il mio primo disco fisso era da 10 MB, il mio attuale portatile ha un disco fisso da 320 GB senza considerare chiavi usb e memory card). Ora però ho cominciato ad utilizzare il tablet, che ha una capacità di memorizzazione ridotta e che, per le dimensioni, impone un formato di visualizzazione più compatto. Forse proprio per questo motivo ho iniziato ad eliminare i messaggi non vitali senza pensarci sopra minuti (come invece facevo prima), liberando la vista dalla moltitudine e dalla confusione, oltre ad ad accettare il fatto di avere la cassetta di posta su internet, pronta e disponibile ad essere acceduta online da qualsiasi client. 

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Le dimensioni contano

E’ un aspetto sul quale non avevo mai riflettuto abbastanza: le dimensioni sono importanti. Mi ha aiutato in questo il commento di un mio lettore che mi ha acceso una lampadina: perché il tablet è così “affascinante” ? Indubbiamente, uno degli aspetti principali che solleticano l’interesse sono le dimensioni: con circa 25 cm x 17 cm per circa 600gr di peso, si ha a disposizione un oggetto facilmente portatile, facilmente utilizzabile anche in piedi, facilmente fruibile da chiunque. Il “facilmente” descrive una caratteristica fondamentale nella scelta di questa tecnologia e ne sottende un’altra, forse meno visibile ma altrettanto importante: la dimensione del “valore” che la tecnologia restituisce all’utilizzatore. Il fatto di essere utilizzabile da chiunque con uno sforzo minimale di apprendimento rende questo oggetto un grande facilitatore per tutti, perché consente ad un numero maggiore di persone di accedere alle notizie, alle informazioni, alla cultura e quindi, potenzialmente, favorisce il progresso distribuito. Poichè è facilmente trasportabile, questa tecnologia tende ad “occupare” delle aree della vita che prima erano “neutre” (per non dire sprecate ma necessarie): penso, ad esempio, al tragitto in metropolitana o sui treni e aerei, alle attese in stazione o in aereoporto, alla fila alla posta o all’ennesimo ingorgo che ti blocca, immobile, sul Grande Parcheggio Anulare. In questi casi si può leggere, giocare (eh si, il gioco fa bene a tutti), informarsi, ascoltare musica, guardare video. Prima, al massimo, potevamo fare una di queste cose e, comunque, avevamo oggetti diversi per ciascuno scopo. Il tablet, invece, li racchiude e riunisce tutti (o comunque, la maggior parte) e quindi UN solo oggetto per TANTI scopi. Possiamo quindi osservare che le dimensioni fisiche della tecnologia tendono a rimpicciolirsi, mentre la dimensione del “valore” (il 4D ?) tende ad aumentare.

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I nativi digitali

I miei bambini si sono subito impossesati del tablet, ovviamente per giocare. L’aspetto sorprendente, ma non più di tanto, è stato che senza particolari insegnamenti, tutti sono stati immediatamente capaci non solo di giocare, ma anche di interagire con l’oggetto per cambiare gioco, metterlo in pausa, cambiare la visualizzazione, ingrandire e rimpicciolire. Anche il mio papà ha mosso i suoi primi passi, prendendo man mano confidenza dopo accurate spiegazioni da parte mia. Mia nonna, invece, si è molto sorpresa nel vederci tutti fare delle gran ditate su questo vetro per far scorrere le foto che man mano facevo nei giorni di festa. Ed io? Io, che sono un dinosauro digitale, ho subito cercato la linea di comando per capire, per vedere cosa c’è sotto e come funziona. Certo, non disdegno affatto la comodità di sfogliare il giornale digitale e leggerlo tranquillamente anche in giornate ventose, ma resiste in me quel desiderio di padroneggiare lo strumento e non subirlo passivamente in toto, di capire chi, come e perchè le app richiedano permessi “esagerati” per poter essere installate, di poter essere consapevole di quali informazioni offro ed in cambio di cosa.
I miei bambini, invece, già sono nel futuro: sotto il cofano c’è qualcosa, ma basta spingere l’acceleratore e la macchina va.

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