Category Archives: Racconti fantastici

Non ti ho mai detto che…

… ti apprezzo per la tua capacità, perchè sai accogliere tutto nel modo migliore.
… so che sei sempre disponibile, anche quando non è l’ora giusta.
… mi piacciono i tuoi silenzi.
… ti riconosco la capacità di farmi apprezzare lo stare insieme, in famiglia e con gli amici, gustando la compagnia senza farmelo pesare troppo.
… invidio la tua resistenza e la tua capacità di ricominciare ogni volta da capo.
… adoro la tua capacità di trasformare la prospettiva, dall’opaco al lucido, dall’ombrato allo splendente.
… quando non ci sei, mi manchi molto.
E’ arrivato il momento di dirtelo: grazie di esistere, lavastoviglie.
(Dedicato alla mia amica che la sogna da tanto tempo).


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Non basta mai

Sapeva di averlo lì, a sua disposizione. Ma lo trovava raramente. Ogni volta che lo avvicinava, sembrava afferrarlo ma poi gli sfuggiva via come sabbia nel vento. Non c’era modo di imbrigliarlo, nè di farlo tornare indietro. Quando sembrava che lo poteva domare, di punto in bianco finiva. Quando sembrava che ne poteva fare a meno, ne sentiva immediatamente la mancanza.

Il “Tempo” non basta mai…

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Open Document Format: perché “open” è meglio

Open Document Format
“Maledizione, non riesco neanche ad aprirlo questo file!” esclamò arrabbiato Alessandro osservando il pop-up che lo informava dell’impossibilità di editare la ricerca che suo figlio aveva iniziato a scrivere sul computer della scuola. “Dimmi, Giuseppe, come hai creato questo documento?”. Il bambino guardò timoroso il genitore e balbettò che aveva utilizzato Mincrozof Vuord 2015: tutti i computer dell’aula informatica avevano quello come programma di elaborazione testi e l’insegnante teneva le sue lezioni specificando a memoria quei menù e quei bottoni.

“Non è corretto!” pensò tra sé e sé Alessandro. “Perché la scuola, che dovrebbe insegnare ad usare lo strumento in maniera agnostica, insegna ed educa all’utilizzo di un programma costoso e proprietario? Forse il dirigente scolastico, o i suoi responsabili superiori, non sanno che esistono strumenti gratuiti ed aperti che permetterebbero l’insegnamento senza vincoli ad uno specifico prodotto?”. Mentre ragionava su questi temi, guardava il suo Mac impassibile in attesa di comandi.

“Vieni, Giuseppe, papà ti insegna ad usare un elaboratore di testi: non importa come si chiama, l’importante è che riusciamo a produrre un file che poi sarai in grado di utilizzare anche su altri computer Mac oppure Windows oppure Linux. Devi sapere che è importante il tuo contenuto, non il contenitore. A scuola ti hanno proposto un messaggio sbagliato: se per i tuoi documenti utilizzi un formato chiuso, sarai sempre costretto ad utilizzare lo stesso programma che hai utilizzato per crearlo. E noi non abbiamo i soldi per comprare una licenza di quel programma. Ed inoltre non voglio neanche essere vincolato ai nuovi formati proprietari incompatibili con quelli precedenti. Se invece ti avessero permesso di utilizzare un formato “aperto”, ossia con delle specifiche standard utilizzabile da tutti, avremmo potuto scegliere quale programma utilizzare noi sul nostro Mac e anche sul tuo PC con Windows. Il formato aperto permette la scelta, quello chiuso te la vieta.”. Avviò il programma e selezionò l’opzione per l’elaborazione dei testi. E si mise ad osservare il proprio figlio mentre trascriveva la sua ricerca, occupandosi del contenuto piuttosto che del contenitore.

 

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Un lungo brivido freddo

Un brivido gli raddrizzò la schiena: se fosse successo davvero? Cosa avrebbe dovuto fare, come si sarebbe comportato? Era urgente capire subito per intervenire tempestivamente.
Continuava a fissare quella serranda a mezza altezza, in attesa delle forze dell’ordine. Erano indubbiamente entrati nel negozio, chissà cosa avevano rubato. Non certo i libri, sono pesanti e non hanno mercato. E neanche i soldi, non li lasciavano mai in cassa. Forse il computer. Già, il computer. Con tutto il prezioso programma di gestione della libreria, con i suoi archivi clienti e libri frutto di 30 anni di lavoro. E già quello sarebbe stato un grave, anzi un gravissimo danno. Ma ancora peggio: tutte le password per accedere alla posta elettronica, ai siti dei fornitori, al sito della banca. Si, perché, per pigrizia, non aveva installato un programma per le password, nè aveva insegnato a nessuno ad utilizzare “almeno” il gestore delle password di Firefox. Tutte le password rubate. Un incubo. Il conto prosciugato, l’email violata, distrutta la fiducia dei fornitori nei nostri confronti, incapaci di tenere al sicuro una cosa importante come la propria password. Entrò titubante alle spalle del maresciallo, arrivato sul luogo del misfatto. Una rapida occhiata ed un grosso respiro di sollievo: il computer era ancora lì, forse troppo vecchio o forse troppo ingombrante per interessare dei ladri maledetti che avevano sradicato una soglia di marmo da 5 cm per portarsi via pochi spiccioli e nient’altro.

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L’anello debole della catena

Watson girava nervoso per la stanza, non riusciva a darsi pace. Come era potuto accadere? Aveva personalmente installato un ottimo antivirus, si era premurato di aggiornare almeno settimanalmente le signature di riconoscimento. Aveva inoltre preso altre precauzioni: un ottimo programma per intercettare e debellare trojan e affini e un bel firewall per bloccare fuori dal suo PC tutti gli accessi indesiderati. Eppure… il virus era lì, in bella mostra sul suo PC. E, beffa sulla beffa, faceva anche finta di essere un antivirus.

Holmes scattò in piedi dalla poltrona che fino a quel momento lo avvolgeva, esclamando il suo famoso: “Elementare, Watson!”. Gli occhi dell’amico brillarono di curiosità, mista ad ammirazione con una punta di amaro disprezzo per quel genio che trovava sempre la soluzione a tutto facendolo passare ogni volta per uno sciocco. “E, di grazia, Holmes, cosa avrei fatto per meritarmi questa disgrazia?” chiese Watson impaziente della risposta.

“Mio caro amico, l’utente è l’anello debole della catena“. “Io credo che lei abbia scrupolosamente seguito tutte le regole per una protezione tecnologica del suo computer: ha infatti installato l’antivirus, si è premunito di aggiornarlo costantemente, utilizza un programma per scovare i cavalli di troia e perfino un firewall per impedire accessi non autorizzati dall’esterno. Tutte protezioni che però cadono di fronte alla sua volontà di utente. Non è forse vero che la sera dello scorso lunedì una strana finestra le sia apparsa sul monitor avvisandola, in una forma bizzarra e quantomeno sospetta, di aver contratto una infezione virale? E non è forse vero che subito dopo sia apparsa una domanda subdola, non proprio comprensibile, che le richiedeva di eliminare quel virus? Ed infine, non è forse vero che lei ha accettato autorizzando quella strana finestra ad operare sul suo computer? Da quel momento il virus ha preso possesso del suo computer e ha provocato lo scempio che ora stiamo osservando”. Watson cadde e sprofondò nella poltrona. Questa volta il colpevole era lui.

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